Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA
anno <1943>   pagina <262>
immagine non disponibile

262 Libri e perioditi
E poiché vale pur sempre l'assioma che gli uomini fanno la storia, lo Stefani rin­traccia uno fra i fattori determinanti di questa stasi in colai che durante questo periodo fece in linea politica il bel e cattivo tempo e cioè nel direttore della polizia Carlo Cat­tane! di Monio, Anche in aperto contrasto con le direttive superiori, egli seppe adope­rare con rara acutezza il contravveleno di una politica tollerante ed elastica, di un'ener­gia temperata dall'intelligenza e dal buon senso, di metodi illuministici e sagaci che ci ricordano quelli esercitati in Toscana dai Granduchi nella stessa epoca. L'ambiente storico triestino di quei decenni può infatti essere avvicinato fatte le debite propor­zioni a quello della Firenze di Leopoldo II. il Cananei, che poi per lunghi anni ricoperse a Venezia la carica di direttore generale della polizia, fu una figura coi nes­suno, prima dello Stefani e del sottoscritto, diede importanza e che risalta viva al l'oc­chio dello studioso solo approfondendosi nell'esame delle cataste di atri, di cui è depo­sitario l'Archivio di Stato di Trieste. Come lui tanti altri personaggi vengono, mercè quelle carte, e le pazienti indagini dello Stefani, sollevati dal buio della tomba in cui furono lasciati scendere da scrittori aulici.
Così quel periodo finora tanto negletto, non solo balza vivo dinanzi a noi, ma si popola di figure interessanti e curiose. Accanto ai triestinitra cui mi piace ricordare il preside del Magistrato napoleonico, Carlo Federigo de Ossezky e il debole maire Carlo de Maffeì è la falange dei cospicui personaggi che vissero in quella burrascosa epoca nel porto adriatico, primo fra tutti il console muratiano Giacomo Pasquale Abbatucci, la cui interessante personalità di accanito bonapartista finalmente ci viene rischiarata così bene dallo Stefani con l'ausilio di importanti documenti tratti dal R. Archivio di Stato di Napoli.
Un intero capitolo dell'opera è poi dedicato agli esuli napoletani del 1821 e al soggiorno triestino di Giuseppe Poerio e di Pasquale Borelli, e le amicizie che questi trovarono tra i triestini Ori andini, Csppeller, Holzknecht, Sonnerat ed il poeta Pa­squale Besengbi degli Ughi. In altro capitolo leggiamo la segnalazione della polizia sa Gioacchino Rossini a fortemente infetto da rivolnzionarj principi e sul grecomane Giulio Carlo Luigi David figlio del celebre pittore di battaglie di Napoleone e poi sull'attività patriottica e letteraria dei Caccia, così vicini al movimento mazzi­niano. Le pagine poi dedicate alle traccie carbonare a Trieste e al mondo segreto, si impongono all'attenzione di chiunque si occupa della storia del nostro Risorgimento. In esse apprendiamo tra l'altro il processo avviato contro l'aw. Luigi Pellegrini da Osimo ed il già citato tentativo carbonaro del 1816, di cui in precedenza si occupa­rono il Tamaro e Domenico Spadoni, la prima segnalazione a Trieste sulla Carboneria nel 1815 e sulla a Giovine Italia e Mazzini nel 1832. Nel capitolo IX, che è l'ultimo, troviamo infine riprodotti documenti che gettano nuova inaspettata luce sa alcuni episodi del Risorgimento e sull'attività, finora poco chiarita, di Francesco Patitati, compagno del Rosarol nella rivoluzione siciliana, di Antonio Passano, Giuseppe Orselli, Scipione Casali, Giuseppe Sgarzolo, del marchese Spinola, Francesco Scalini, Tito Tabacchi e Giambattista Serra.
Il volume dello Stefani costituisce, m complesso, una pietra miliare per la cono­scenza della prima fase del Risorgimento triestino e un importante contributo agli studi del Risorgimento italiano in genere. QSGAK DE INCONTRERÀ
MARIO BATTAGLIERI, La politica, navale del Conte di Cavour (2tt edizione presentata dall'Aram. Ubaldo degli Ubcrti); Livorno, Società editrice Tirrena, 1942-XX, pp. 155. L. 18.
È txn lavoro d'intendimenti essenzialmente divulgativi; ma si legge con vivo inte­resse perchè cifa conoscere uno degli aspetti meno noti dell'attività politica, così vasta e lungimirante, del gronde statista piemontese. R quale, come ben dimostra l'A., ebbe,