Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA
anno <1943>   pagina <263>
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Libri e periodici 263
tra gli altri, il merito insigne di aver saputo spingere lo sguardo lontano, oltre le sue grasse pianare, sol mare, e di aver tratto profitto, costantemente, da ogni occasione per richiamare l'attenzione del suo popolo su questo agone tradizionale dell'ardimento, della gloria militare e dall'intraprendenza mercantile.
II Governo piemontese, prima di Cavour, non aveva avuto modo di rivolgere al mare, stabilmente, il suo interessamento, troppo occupato a riassettare le faccende interne del paese. La rivoluzione francese prima, la ventata napoleonica poi, erano passate incidendo profondamente sulla compagine del piccolo Stato.
H Congresso di Vienna, che aveva sanzionato il frazionamento dell'Italia per assicurare la quiete delle maggiori potenze d'Europa, aveva restaurato la monarchia in Piemonte e al Piemonte aveva attribuito la Liguria; ma l'orgoglio dei liberi geno­vesi soffriva alquanto di dover obbedire al Governo di Torino e questo, a sua volta, conosceva ancor troppo superficialmente la nuova regione acquistata per comprenderne i vitali interessi e per provvedervi adeguatamente. Pertanto la marina da guerra, dopo la scomparsa dell'ammiraglio Des Geneys, che ad essa aveva consacrato la sua forte tempra di soldato e di organizzatore, vivacchiava senza avere un'idea chiara del pro­prio avvenire; e la flotta mercantile, costituita in massima parte da piccoli vascelli, riusciva a sbarcare stentatamente il lunario, soprattutto in virtù dei parsimoniosi cri­teri con i quali era amministrata. Solo più tardi; quando nell'ottobre del 1851, Cavour assumerà la direzione delle cose del mare, comincerà a vedersi una sollecitudine nuova, una decisa tendenza a svecchiare il materiale e i sistemi amministrativi, a sanar maga­gne, a tentare una vera e organica politica navale. Purtroppo egli non potè arrivare fin dove avrebbe voluto (eran mille e mille le cose cui doveva attendere); nondimeno seppe dare il via, il buon indirizzo, segnare la nuova strada da battere e su quella percorse, egli stesso, buon tratto di cammino. Moltissimi problemi hanno attirato la sua considerazione e un buon numero di essi egli ha risolti, tra Innumerevoli difficoltà e contrasti, con una soluzione così esauriente, cosi sicura, cosi rapida, da destare ancor oggi, a tanta distanza di tempo, un profondo senso di meraviglia. Basterà accennare, che sarebbe troppo lungo discorso, alla riforma legislativa della leva marittima; al riordinamento dell'Ufficio dell'Ammiragliato; al riordinamento del Corpo di Sanità marittima; alla riforma della Cassa invalidi e al riconoscimento del diritto alla pen­sione delle genti di mare (pensione che doveva essere concessa prima del termine sta­bilito per gli altri dipendenti dello Stato); alla costituzione della marina unitaria, alla sovvenzione alla nuova industria delle costruzioni metalliche, alla convenzione con la Compagnia Transatlantica per il servizio regolare coni porti delle Americhe, conven­zione che egli difese in discorsi lunghi, densi di contenuto e politicamente importanti; tanto importanti che una volta, per sollecitare l'approvazione della Camera della legge relativa, dovette minacciare di andarsene dal Governo. Certo la sola entità della spesa che lo Stato doveva sopportare non poteva giustificare tanta profusione di elo­quenza. L'importanza della discussione era data dal valore di questo primo tentativo che costituiva un'ardita affermazione dell'intraprendenza marinara della Nazione. Ma uno dei meriti fondamentali della politica navale da lui instaurata fu indubbia­mente il trasporto della baso navale alla Spezia Il bacino interno del porto di Genova cominciava a diventare troppo angusto per contener tante navi, le dimensioni delle quali negli ultimi anni erano di molto cresciute. La presenza nel porto delle navi da guerra ostacolava U movimento commerciale e gli antiquati stabilimenti militari por­tavano via il posto perla costruzione di magazzini, e rendevano scarsi i posti di accosto alle banchine. L'A. cita, a proposito, l'episodio di quel capitano americano che, dopo aver atteso invano una quarantina di giorni, nella speranza di poter scaricare il pro­prio bastimento, se ne parti con il carico a bordo giurando di non tornare mai più in un luogo cosi disgraziato. Il trasloco della base navale fu per il Cavour una specie di idea fissa e per vedere realizzata quest'idea per sotte anni combattè l'ostilità del Par­lamento, quadrato, convinto, ostinato, duro, da quel vero piemontese che egli era. Per