Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA
anno <1943>   pagina <264>
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264 Libri e periodici
luì il provvedimento era il punto di partenza per dar principio a qualsiasi politica navale seriamente intesa e positivamente diretta. Togliere la fiotta da Genova signifi­cava aumentare la capacità del porto mercantile; portandola alla Spezia si sfrattava la favorevolissima situazione di quella baia profonda che sembrava costruita apposta dalla natura per dar ricetto a una squadra e per permettere l'impianto di un arsenale munito di cantieri di costruzione e di raddobbo e di tutti gli stabilimenti necessari per mantenere efficiente un'armata in mare. Il progetto fa presentato due volte e trovò sempre avversari agguerriti, anche se i loro argomenti erano talvolta contradditori. Chi combatteva in nome della tecnica, chi della finanza pericolante, chi in nome del municipalismo; ma Cavour non pensava ai soli bisogni contingenti; l'ala acuta del suo pensiero batteva troppo in alto perchè gli altri potessero seguirla. Egli ben sapeva che Torte dello statista va pia in là del pareggio del bilancio e richiede prudenza e decisione, ma anche temerarietà e, nel contempo, fede incrollabile nel destino delle tradizioni della razza e spirito profetico dell'avvenire. Perciò Cavour era già avanti di almeno tre generazioni rispetto a quella dei suoi oppositori. Nel conflitto parlamentare stavano di fronte la timidezza impacciata e l'angustia mentale da una porte e l'intrigo di corridoio e la bega comunale dall'altra: in Cavour era invece la volontà ferma di fare e di tutto osare per la Patria. Per questo, giustamente annota l'A., il pensiero politico del Conte trova oggi la sua evoluzione più ampia. L'esito della votazione del progetto per la base di La Spezia rimase incertissimo finché non sorse a parlare una bianca e veneranda figaro, il ministro Paleocapa, che con il suo eloquio suadente, pacato, tatto soffuso della serenità di una dignitosa vecchiaia, sostenendo la bontà degli argomenti cavourriani e la pratica utilità, immediata e futura, del progettato trasferimento, esercitò un benefico influsso sulle correnti indecise del Parlamento Subalpino; tant'è che il trasporto della base navale da Genova allo Spezia venivo finalmente approvato con novanta voti contro cinquantaquattro.
Cavour protesse la marina senza essere un protezionista. Anche in ciò si rivela l'impronta originale del suo pensiero. Egli sapeva che il protezionismo è un'arma che finisce sempre per colpire chi la impugna né era possibile, ormai, d'altra parte accor­darsi con un sistema ch'era figlio di antichi pregiudizii. Molto confidava invece nella attività e nel pratico buon senso dell'energia privata, che volle libera di tentare le proprie esperienze. Nei numerosi discorsi che pronunciò davanti alle Camere ogni qual volta vennero in discussione i trattati commerciali e di navigazione da concludere con l'estero ribadì continuamente la necessità di progredire per la grande strada della libertà mercantile. Ma nello stesso tempo la sua saggezza di ministro responsabile, che non smarrisce mai il senso delle responsabilità, gli faceva rimandare spesso l'applica­zione integrale dei suoi principi. Bastava invero un decreto del Governo per abolire fin le ultime barriere doganali; ma egli preferì giungere al libero scambio per gradi, senza scosse troppo brusche per la economia paesana. Il Piemonte potè compiere cosi in un breve giro di tempo con i suoi trattati una delle più importanti riforme economiche che mai fossero state attuate in Italia. Anche la sua sollecitudine per la marino mer­cantile faceva arricciare il naso ai liberisti ad oltranza che non avrebbero esitato, per intransigenza scolastica, a mettere allo sbaraglio un'industria nazionale che potevo benissimo essere vitale, ma che si presentava ancora inermo di fronte alla concorrenza strapotente delle altre nazioni marittime. Il Conte sapeva bone che non era più lecito ormai od uno Stato chiudere i propri porti allo straniero con misure doganali o poli­tiche, ma d'altra parte era d'avviso che bisognava assistere e fiancheggiare l'opero privata e seguire molto do vicino le iniziative senza per altro ricorrere a misure che se favoriscono per un certo tempo alcune imprese tornano a danno di tatto il commercio e gravano duramente sul popolo eh A consuma e paga.
Ma, per il Conte, sollecitare lo sviluppo delle industrie significava non soltanto aiutare il risorgere delPeconomia nazionale, ma far compiere mi gran passo olla causa del progresso civile, migliorare le condizioni di vita delle masse portandole a un più