Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA
anno <1943>   pagina <265>
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Libri e periodici 265
alto livello di evoluzione sociale e promuovere la libertà della Patria. Se l'incremento dei trasporti serviva a intensificare e a facilitare le comunicazioni all'interno e favo­lava il commercio, soprattutto doveva servire per formare la coscienza nazionale: con le linee di navigazione si aumentava la ricchezza del paese e sì mostrava al mondo la preparazione, l'operosità e la scienza della nazione oppressa che era pur degna di otte­nere finalmente la propria indipendenza. Tutta l'opera di ricostruzione economica di lui (e ciò è messo ottimamente in rilievo dall'A.) è illuminata dalla nobile luce del suo alto significato politico e morale. Perciò giustamente si addice al Cavour la bella defi­nizione dell'Omodeo di grande artefice dell'umanità. Egli non fu chiuso, come lo accusavano gli avversari, nella gretta visione degli interessi del suo piccolo Piemonte, ma tese sempre ben in alto lo sguardo verso l'avvenire, nel sogno costante di un' Italia
libera, rinnovata nel pensiero, nelle costumanze, nel lavoro. .,
MARINO CTRAVEGNA
CARLO TRABUCCO, Preti d'oltre Piave; Roma. Editrice A. V. E., 1939, in 16, pp. 269; ID., Gente d'oltre Piave e d'oltre Grappa 1917-18; Roma, Editrice'A. V. E., 1941, in 16, pp. 282.
In questi due volumi l'A. espone le vicende della popolazione rimasta nel Veneto invaso, dopo la disfatta di Caporetto.
Un insieme di episodi e di personaggi ci sfila davanti: le avventurose e dolo­rose vicende di un paese o di una cittadina, oppure la travagliata esistenza di preti, frati, suore, preposti o addetti alle parrocchie, ai vescovadi, agli asili, agli ospe­dali. Si può dire che ogni campanile, ogni paese abbia la sua storia, ogni prete la sua avventura ora triste e dolorosa, ora bella ed emozionante. Ma molti di questi episodi si somigliano fra loro, quindi l'A. ha scelto quelli caratteristici, in modo da presen­tarci un quadro che egli ritiene pressoché compiuto e che non si possa aggiungere molto di più.
E certo che per quanto ricca di dolori, di privazioni, di stenti la storia di questa umanità dolorante e impotente è sempre e dovunque la stessa. E una lotta continua, di ogni giorno e diremmo quasi di ogni ora per l'esistenza, esistenza nello stretto senso della parola, e cioè lotta per procurarsi il vitto quotidiano, non un vitto abbondante, ma tanto da bastare per rimanere in vita. E purtroppo in questa lotta non tutti furono fortunati, e molti soccombettero.
L'esercito invasore non è soltanto un esercito accampato m territorio nemico, e che in genere vive colle risorse del territorio nemico, ma è un esercito che ha fame, molta fame, tutta la fame, come si esprimono i suoi soldati* Giunto in un territorio provvisto ancora di risorse vi si butta sopra con avidità, non si contenta di quello che abbisogna per le necessità immediate, ma vuol rifarsi dei digiuni passati e di quelli futuri. Senza ordini superiori, anzi spesso contro gli ordini superiori, i soldati si gettano su quello che trovano, frugano, prendono, saccheggiano, sperperano, distruggono. Dopo di loro viene l'organizzazione regolare dei Comandi con le loro requisizioni, multe e taglie. La povera popolazione oppressa in tutte le guise, senza difesa perchè le manca lo forza materiale, non può salvarsi altro che con l'astuzia, col cercare di nascondere quello che ha, col contenderlo con tutti i mezzi
23l'unico efficace aiuto essi Io trovarono nei loro preti, i quali, nel fuggi fuggi gene* tale dell'autunno 1917 e mentre la maggior parte di quelli che erano preposti alla cosa pubblica si erano rifugiati nel Regno, rimasero al loro posto e pensarono prima di tutto alla sorte di quelli che, per una ragiono o un'altra, erano rimasti al di là del Piave. Di fronte alla marea immensa che si avvia verso l'interno, di fronte all'allarme e allo spavento per quello che avviene, ma soprattutto di fronte alle incognite paurose dell'avvenire, la quasi totalità dei preti, dopo Un rapido esame della situazione, obbe­disce alla parola d'ordine nessuno del clero si muova. Uno di loro nell'agosto 1918