Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA
anno <1943>   pagina <267>
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Libri e periodici 267
cosi asciutto in tante damigiane che sigillerete bene con catrame o ceralacca, poi le sotterrerete nei vostri campi. Vedrete che il finimento non vi ai guasterà,
E siccome i ruolini erano stati requisiti egli emanava un'altra circolare: Bisogna procurare in ogni modo di sfuggire alle rigorose limitazioni che ci proibiscono la libera macinazione del frumento e diminuirne i danni. Perciò voi tutti vi ingegnerete anche in questo modo: alla sera metterete il grano a macerare in un recipiente d'acqua calda, al mattino lo troverete ammollito elo potrete facilmente impastare. Provate e ne avrete un pane veramente integrale senza l'opera del mugnaio.
Del resto l'azione del clero non aveva limiti: non era solo il campo amministra tivo che'richiamava la loro attenzione; spesso occorreva provvedere ai soldati italiani fuggiti dalla prigionia e che volevano rientrare nelle nostre linee, e qui la facoltà con­cessa dall'autorità austriaca al pretesindaco di rilasciare carte di legittimazione for­niva l'espediente più acconcio. Altre volte erano italiani scesi dall'aeroplano per pro­curarsi informazioni, e anche qui il sacerdote li aiutò con i mezzi a sua disposizione.
Naturalmente ciascuno agiva secondo la sua possibilità e la sua posizione; così i vescovi si rivolgono spesso, per il tramite nel Nunzio apostolico a Vienna, al Ponte­fice, invocandone l'intervento per mitigare le disposizioni date dall'autorità militare.
Il doloroso calvario ebbe termine con la vittoria dell'autunno 1918. Le popola­zioni l'avevano già sentita nell'aria. Fin dalla battaglia del Piave, la quale aveva susci­tato tante ansie in un primo tempo, videro che la resistenza nemica era al tramonto; nell'ottobre successivo ebbero l'immediata intuizione che si approssimava l'ultimo atto del dramma, e quando videro le truppe austriache in fuga la loro gioia esplose, qualche volta anche prima del tempo, dimodoché dovettero prendere parte attiva alla cacciata dei nemici. Ma la vittoria e la liberazione le ripagò di tutte le sofferenze dei
dodici mesi dell'invasione. . m
AUGUSTO TORBE
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I. La Città di Napoli, alla quale accenno nell'Introduzione al mio volume su La spedizione punitiva del LatoucfieTréville ecc. (Firenze, Le Mònnier, 1939), recensito da Pompeo Falcone nel fascicolo novembre-dicembre 1942 della Rassegna Storica del Risorgimento, non è la città o cittadinanza napoletana, bensì una particolare magistratura del Regno, composta di sette eletti (non ceti eletti, come dice il Falcone a p. 862 della cit. Rassegna). Di essi, i sei nobili, desi­gnati dai cinque sedili nobili di Nido, Capuana, Porto, Portauova e Montagna (che ne nominava due) potevano rappresentare, per la loro stessa qualità di nobili feudali (donde la distinzione tra nobili di seggio e nobili di toga), più che la città, la feu­dalità del Regno. E quello popolare veniva eletto dal popolo napoletano attraverso un complicato sistema elettorale, nel quale assai spesso interveniva la volontà del .viceré. Col quale la Città, sempre nei limiti della propria competenza, collaborava non solo nell'amministrazione cittadina, ma anche in questioni che interessavano! intero Regno, quale, dal 1642 in poi, la concessione dei donativi .
IL L'incapacità... al governo autonomo, che il Falcone, con evidente con­fusione, attribuisce agli anzidetti ceti eletti (ivi), è, naturalmente, da riferire alla grande feudalità del Regno. Il recensente, m verità, parla altresì di e marea ottomana, di sistema imperiale e delle tante altre cose, che si dicono di solito per ispiegare il capovolgimento del rapporto Italia-Europa. Ma, ponendosi da siffatto punto di vista, occorrerà ch'egli ricordi la congiura dei baroni, il loro luoruscitismo, il loro insistere alla corte di Carlo VIII per una spedizione a Napoli, il contegno della feudalità regni-cola di-Xroufcc, appunto, ai Francesi di Carlo VIII: che, solo dopo quella spedizione e le sorprese a cui dette lnogo, si ebbe l'insieme delle trattative franco-ispane, ohe condusse all'intesa di Granata, NICOTA NICOLI