Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA
anno <1943>   pagina <286>
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Vita dell'Istituto
Museo Triestino del Risorgimento, al comm. Antonio Reggiani della Legione Garibal­dina e segretario generale della Commissione esecutiva per il Mausoleo Ossario Gioni-colense, ritratti e notizie biografiche di garibaldini giuliani e dalmati, pubblicazioni mie. e di altri sull'argomento nonché copie di documenti, fotografie e stampati.
Al Reggiani la città di Trieste deve anche il dono, inviato al podestà dall'Eoe. Ezio Garibaldi, di due corone di bronzo dedicate a Guglielmo Oberdan e che già si trova­vano nell'atrio dell' Università romana della Sapienza, come pure di altri cimeli, i quali sono ora conservati nel nostro Museo del Risorgimento nella Cella Oberdan.
In questi giorni Trieste ha celebrato il suo cittadino principe Domenico Rossetti, che il camerata Giuseppe Stefani nella sua recente pubblicazione Trieste e VAustria dopo la Restaurazione, edita nell'Archeografo Triestino, rivista storica fondata appunto dal Rossetti nel 1829, ha proclamato con validi argomenti a uomo del Risorgimento e che certamente può essere considerato un nobile precursore nel campo delle aspi­razioni nazionali di Trieste e della regione Giulia. E qui devo ricordare con riconoscenza come quest'opera dello Stefani potè vedere la luce grazie all'incoraggiamento del­l' Ecc. de Vecchi di Val Cismon, quale presidente della Giunta centrale per gli studi storici, e con i generosi contributi di enti e di privati cittadini.
Domenico Rossetti fu coro memorato nel centenario della morte con un magnifico discorso dell'Eco. Arturo Farinelli della Reale Accademia d'Italia e con una ricca mostra rossettiana di ritratti, cimeli e documenti, allestita dal prof. Silvio Rutterà, direttore dei Musei civici di storia ed arte e del Risorgimento, col materiale messo in gran parte a disposizione dalla famiglia Rossetti, inoltre dai Musei e dalla Biblioteca civica, mentre il camerata dott. Cesare Pagnini sta preparando una pubblicazione degli scritti inediti di lui. Ed ora il nostro Comitato attende un'altra commemo­razione nel sessantesimo anniversario del sacrificio di Guglielmo Oberdan, del puro eroe che consacrato a Roma dal bacio paterno di Giuseppe Garibaldi, disperando di potere, in quei giorni oscuri della vita italiana, versare il proprio sangue su) campo di battaglia, immolò la sua giovane vita per affrettare con l'esempio sublime la redenzione della sua Trieste.
Invito il camerata dott. Ettore Chersi, al quale abbiamo affidato il discorso commemorativo che egli terrà il giorno 20 dicembre, a intrattenerci sulla preparazione . storica della tragedia di Oberdan .
Fatto segno a caldi applausi il dott. Ettore Chersi ha letto prima il suo accurato studio sulla preparazione storica della tragedia di Guglielmo Oberdan: studio di largo respiro e di vasta esplorazione sintetica nei vari momenti che precedettero il sacrificio del biondo Martire:
Guglielmo Oberdan ha detto l'oratore è il prodotto genuino, purissimo, di Trieste irredenta, oppressa dal giogo straniero; l'educazione politica sua, come quella di tutte le generazioni seguenti, si nutrì del patriottismo nazionale che, nei singoli come nelle moltitudini, ispirò sacrifici, suscitò virtù; quel l'ardente patriottismo nazio­nale che fu il fuoco e il nerbo dell'irredentismo.
10 penso che l'irredentismo degli italiani soggetti all'Austria ababurgica sia stato per fermo una delle creazioni più stupende uscite dall'amore di patria, dal genio con­servatore della stirpe negli ultimi decenni del secolo decimonono; movimento vasto, profondo, via via più gagliardo nella sua espansione nel tempo, che assorbe tutte la manifestazioni della vita d'un popolo, che si trasfonde, come ideale imperativo, nel sangue di ogni cittadino, che lo accompagna e lo sorregge, che gli dà dolori e amarezze. ma lo conforta con la fede sicura, assoluta, nella liberazione della sua terra, nei gloriosi destini delia Patria. Questo movimento gigantesco dovrà dominare la storia d*Italia per oltre un cinquantennio e sarà infine la prima causa determinante del crollo dell'impero secolare degli Absburgo .
11 dott. Chersi ha passato poi in profonda e acuta disamina le giustificazioni sto­riche dell'irredentismo, dal '59 al '70, quando nel giro breve di dieci anni fortunosi,