Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOGRAFIA
anno <1943>   pagina <287>
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Vita dell'Istituto
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attraverso due guerre nazionali, oltre innumerevoli ostacoli d'ogni sorta di carattere interno, in mezzo agli intrighi, alle insidie, agli improvvisi voltafaccia d'una diploma­zia europea instabile e discorde, nel cozzo di formidabili interessi opposti, l'Italia si accinge a una disperata, grandiosa impresa: a riunire ed ordinare le parti divise del suo corpo, soggette a dominatori stranieri o a principe tri retrogradi.
Guerre, insurrezioni, plebiscitiha detto l'oratorevampate d'entusiasmo delle moltitudini che accorrono sulle strade degli eserciti italiani, delle legioni garibaldine, che spalancano le porte delle città festanti liberate. Fuori lo straniero!), Libertà o morte! , sono le grida che soverchiano ogni clamore, ogni esultanza. Mai tanto empito di inebriante gioia, mai tanta esplosione di amore a lungo contenuto eruppe e si diffuse sotto il bel cielo della nostra patria. Dalle Alpi all'estremo limite della Penisola è un solo tripudiare, un osannare alla libertà, all'unità. Italia libera, una, indipendente.
Nelle conclusioni di questo periodo, così denso di eventi grandiosi, i particolari non contano, il quadro complessivo s'impone, la sintesi storica predomina .
Di questa sintesi il dott. Chersi s'è soffermato quindi a illustrare i punti culmi­nanti, attingendo a fonti spesso di prima mano e inedite note e documenti di singolare interesse, particolarmente per quanto riguarda i carteggi diplomatici tra Vienna e Roma e Trieste e Vienna in rapporto all'irredentismo e nel quadro degli avvenimenti poli­tici italiani di maggior rilievo all'interno e all'estero, dalla presa di Roma all'avvento al potere della Sinistra, dalla guerra russo-turca al Congresso di Berlino, dalle prote­ste di Vienna contro il movimento, le agitazioni e le dimostrazioni irredentistiche alla presa di posizione dei diversi Governi e alle reazioni che suscitavano alla Camera e nelle piazze.
E in questo clima che nasce e matura la tragedia di Guglielmo Oberdan.
Trieste intanto ha concluso l'oratore attentamente seguito guarda al suo Municipio custode e difensore delle sue libertà, delle sue franchigie, tutore della sua italianità, che sgorga purissima dalle più remote tradizioni; segue con interesse sempre pia profondo e diffuso la vita delle istituzioni municipali, i dibattiti del Consiglio, la glorificazione dei fasti nazionali, la strenua difesa dei suoi diritti e delle sue prerogative di fronte all'Austria. Dal 1869 al 1880, nelle tornate del Consiglio comunale, uscito in gran maggioranza dalle file del partito irredentista, ricorrono e si rinnovano gli stessi temi: l'italianità delle scuole, l'istituzione della facoltà di giurisprudenza, i mezzi di difesa contro le prime invadenze slave, le proteste contro i soprusi e le imposizioni dei Governi austriaci, la tutela dell'autonomia municipale, le elezioni dei podestà italia-nissimi, le esigenze dei traffici del portofranco, lo sviluppo troppo rapido della popolazione, il controllo sull'immigrazione di gente straniera infida e sospetta.
Per comprendere appieno il movimento irredentista triestino, bisogna averlo vis­suto; per amarlo, bisogna aver sofferto in lui; per ricordarlo, bisogna aver mantenuto nei cuori la finnwnw di questo ideale. Comprenderlo, quindi, amarlo e ricordarlo non possono- che i superatiti di quelle generazioni di italiani soggetti all'Austria che ser­bano, ancora nell'anima l'ardore di quella bruciante passione: i volontari della guerra contro l'Austria, quelli che conobbero le deportazioni e le prigioni austriache, e tutti coloro che nei giorni grigi, dalle più pure sorgenti dello spirito, alimentarono la fede tramandata, l'amore per la patria terra, l'odio per l'oppressore.
Oggi ancora proviamo nel nostro essere fremiti di commozione e di entusiasmo per quelle stupende battaglie di popolo che ora parrebbero favolose, se non fossero attestate dai mille e nulle documenti della nostra storia.
Più tardi, il vecchio irredentismo, rinnovato, sarà l'ispiratore e il creatore dei Fasci di combattimento nella Venezia Giulia e Tridentina, per ridestare le energie d'Italia, per liberarla da ogni straniera infezione, per ricondurla sulla strada smarrita dei suoi imperiali destini .
Il presidente Sttcotti dopo aver ringraziato il camerata Chersi per la sua splendida comunicazione, le gerarchie, le autorità, e il camerata Gianluigi Bisoffi, presidente