Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA ; DIPLOMAZIA ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA
anno <1943>   pagina <306>
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306 Giuseppe Viezzolì
opera della Carbonerìa. Cercò di persuadermi che i patriotti di Bologna avevano notizie della rivoluzione ed i corrispondenti piemontesi avevano promesso d'agire anche nel Piemonte, ma che la Regina avutone sentore, ne impedì lo scoppio, ma egli era sicuro che tosto o tardi il movimento sarebbe scoppiato anche li.
Aggiunse che il Principe ereditario di Napoli, protettore della Carboneria, sapeva tutto, approvava quanto s'era fatto, che lo spirito rivoluzionario nella Romagna e nelle Marche era tanto forte che i membri del Consiglio di Bologna a mala pena pote­vano frenarlo. Ma io parlai con altri capi dell'Italia settentrionale e questi non avevano tali speranze. Mi raccontò uno di questi che i suoi confratelli del Piemonte erano in relazione col Principe di Carignano, lo avevano invitato a mettersi a capo del movi­mento per la rigenerazione dell'Alta Italia, della quale egli potrebbe divenire il Re Costituzionale, assicurandolo dell'appoggio del Piemonte e dei popoli vicini, ma egli avrebbe risposto che i suoi principi liberali erano conosciuti, che li farebbe conoscere se un giorno fosse salito al trono, ma ora essendo suddito del re come gli altri piemon­tesi, non poteva essere ribelle, nò poteva arrischiare il certo per l'incerto. Se il primo tentativo nel Piemonte non riuscirà ciò si deve ascrivere a mancanza d'unione nel­l'esercito, essendo questo diviso, però le truppe in un dato momento si sarebbero dichiarate favorevoli al movimento rivoluzionario. *'
Il Principe di Carignano scrive lo Starhemberg al Mettermeli 25 settembre 1820 ha un carattere indefinibile, l'educazione francese l'aveva reso liberale. Dopo il matrimonio s'è mutato e dopo aver riacquistata la libertà, egli lavorava, era esatto in tutti i suoi lavori di principe, di soldato, di cristiano e c'era da sperare molto in lui; però non lo credeva un simulatore e non dava ascolto a nessuna voce che potesse nuocere al Re. Se un giorno fosse salito al trono, si sarebbe dimostrato meno austriaco e più francese.
Vittorio Emanuele aveva sentito che i liberali volevano mettere a capo del movimento rivoluzionario Carlo Alberto e disse al Binder durante un colloquio 18 novembre 1820 che i malpensanti ave­vano gettati gli occhi sul Principe, ma ch'egli non era amato dalla nazione e che le sue maniere rudi e il suo carattere melanconico non lo potevano raccomandare all'armata.
In una relazione posteriore, quantunque il Binder abbia dei sospetti sul Carignano, scrive che l'esercito è devoto al Re e che mostra poca affezione per il Principe, il solo capo che i ribelli potrebbero avere in mente, i cui propositi talvolta inconsiderati, non sono ripetuti che da qualche giovane ufficiale stordito e senza influenza. a)
J) Istruzioni del Mettemich a Binder, luglio 1820. 2) Binder, 24 novembre 1820.