Rassegna storica del Risorgimento
AUSTRIA ; DIPLOMAZIA ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA
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1943
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Il Principe, di Cari guano, ecc. 311
degli uomini nel Piemonte che mi vogliono condurre sulla via delle idee costituzionali, ma non cederò mai. Si professò fedele alle idee dell'Imperatore, ma non chiese con quali mezzi questi avrebbe raggiunto il suo scopo.
Il giorno seguente ebbe un colloquio con di San Marzano sui fatti di Napoli e sulla situazione in Italia, sulle condizioni del Milanese e questi gli disse: Qui non abbiamo riunioni segrete di Carbonari, il re è sicuro dell'esercito i cui capi sono fedeli. Parlando degli nomini di governo e dei generali il conte osservò che sul generale Gifflenga convergevano gli sguardi dei malpensanti, però era un uomo d'onore e di troppo accorgimento per tentare una folle impresa. Labassa forza, specialmente quella di cavalleria, doveva essere sorvegliata, perchè qui si faceva sentire un malcontento causato dalle mancate promozioni. Nella classe media era qualche persona favorevole alle nuove idee, ma fa sorvegliata dal Governo.
Il 13 agosto prima di partire per Firenze ebbe un secondo colloquio con di San Marzano, questi gli disse che a Vienna si erano considerate inopportune certe concessioni che il Re voleva fare nel campo amministrativo, necessarie perchè le leggi erano molto antiche, ma tali concessioni sarebbero state procrastinate, acciocché non si pensasse che fossero fatte sotto l'impressione dei moti napoletani.
Durante il colloquio colla Regina il Conte si convinse che, se nei primi anni di regno era stata antiaustriaca, ora era favorevole alle idee dell'Imperatore e contraria alle idee costituzionali, per lei l'Austria era il sostegno del conservatorismo. Però Fiquelmont era convinto che il Re non voleva ipotecare il futuro e allearsi coH'Austria. x)
Il Conte lasciava il Piemonte colla convinzione che il paese non sarebbe divenuto il focolare di nuovi rivolgimenti politici. A Genova osservò che i veri malcontenti erano i nobili, però essi avevano interesse a conservare ciò che possedevano e i disordini che potrebbero scoppiare nel paese li comprometterebbero senza assicurare loro il potere. I malcontenti nel Piemonte appartenevano alla classe media che non aveva nulla da perdere. A Genova per il momento tutto era calmo, ma l'avvenire era incerto; come in tutti i paesi cosi anche qui c'erano degli elementi turbolenti,
ma non so cosa succederà quando salirà al trono il duca del Genovese. Il re è un pò* ridicolo per le sue idee antiquate, ha voluto far rivivere le antiche tradizioni militari ed amministrative Alla nobiltà sono riservati tutti gli uffici, mentre la borghesia cerca inutilmente di conseguire un buon ufficio. Tra i giovani molti sono devoti alle nuove
lì Fiqudraont a Mctu-rnich. Piacenza, 16 agosto 1820.