Rassegna storica del Risorgimento
AUSTRIA ; DIPLOMAZIA ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA
anno
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1943
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pagina
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317
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TI Principe di Carignano ecc. 317
La via tra Milano e Torino era ancora aperta, però il Binder non si fidava di mandare i dispacci a Vienna.
Il marchese di Caraglio ha atteso lo scoppio della rivolta a Vercelli, poi è fuggito verso Alessandria. Durante la notte dell'll marzo regnò la calma, domenica ci fu un assembramento di studenti e di popolo, due compagnie di soldati si schierarono fuori della città. H governo non fece nulla per disperdere la folla, che fece uno sbandiera-mento carbonaro; uno squadrone di cavalleria s'era ritirato senz'attaccare i manifestanti e poi s'è messo in marcia verso Alessandria. Pare che il Reggimento di Genova non abbia preso parte alla manifestazione e tutta la guarnigione di Torino s'è raccolta dinanzi al Palazzo Reale. San Marzano era arrivato da Lubiana.
Tre colpi di cannone, partiti a mezzodì dalla cittadella hanno causato un vivo allarme tra la popolazione, la bandiera carbonara è stata innalzata sulla fortezza, occupata da sei compagnie del Reggimento Aosta e da due compagnie della Guardia, quest'ultime sono rimaste fedeli al re.
Il Principe di Carignano non ha voluto andare ad Alessandria. S'è portato coi suoi aiutanti di campo nella cittadella e non essendo stato abbassato il ponte levatoio ha parlato dal di fuori con gli ufficiali.
Il Principe è ritornato a Palazzo accompagnato dalla folla che agitava la bandiera nazionale e gridava Viva la Costituzione spagnola. Arrivata sulla piazza è stata respinta dalla cavalleria. I due reggimenti di fanteria e la cavalleria che stanno dinanzi al Palazzo pare sieno animati dai migliori propositi. Al grido della folla Viva la Costituzione hanno risposto Viva il Re! ciononostante le truppe hanno dichiarato che pur essendo fedeli al re, non si sarebbero battuti contro i loro fratelli.l)
Un dispaccio del 12 marzo dava maggiori notizie:
II Principe di Carignano, come ebbi l'onore di scrivere a V. A. nel mio ultimo dispaccio, s'è rifiutato di portarsi ad Alessandria, ove il re voleva mandarlo per convincere le truppe a rimanere fedeli al re. Egli ha addotto come scusa ch'egli era sicuro d'essere proclamato generale e ciò lo avrebbe fatto apparire agli occhi del re un traditore. Il suo tradimento è provato e il conte di Lodi, ministro di polizia, gli ha messo sotto gli occhi le prove scritte. Non si comprende se il Principe rifiutando d'andare ad Alessandria abbia disobbedito a bella posta oppure s'è riservata la parte che ha avuto oggi alla cittadella e della quale non conosciamo ancora il risultato. So da buona fonte ch'egli ed il gen.Gifflenga sono alla testa di tutto. Il passaggio del proclama relativo all'Austria ha lo scopo di calmare l'incredibile esasperazione contro di noi ed è tale che io non potrò senza imprudenza mostrarmi sulla pubblica via. Gli scellerati che dirigono il movimento non credono nemmeno essi all'assurda notìzia che hanno diffuso, che noi abbiamo domandato al re la consegna della fortezza di Alessandria e il ritiro delle truppe piemontesi. Ma queste atroci accuse agiscono troppo sui soldati e sul popolo.
Il mio collega di Russia, sempre eccellente per la sua condotta, nell'uscire dal-Vufficio degli affari esteri è stato attaccato da molti soldati che gli hanno chiesto spiegazioni su tale oggetto. Egli ha protestato sul suo onore e dichiarato ch'esse erano infami calunnie. Li ha autorizzati a fare tale dichiarazione in suo nome. Voi giudicate,
i) Iìinder, il marzo 1821.