Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA ; DIPLOMAZIA ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA
anno <1943>   pagina <322>
immagine non disponibile

Giitseppe Viezzoli
Ginevra, 23 marzo.
A Torino regna una forte ammusita contro l'Austria; i rivoluzionari divulgarono la notizia ch'io aveva chiesta la consegna d'Alessandria e di Tortona al momento del mio arrivo a Torino, ch'io avevo distribuito nella notte dal 15 al 16 marzo 40 mila franchi alle Guardie perchè ai schierassero contro la rivoluzione.
I rivoluzionari, la maggior parte soldati, non mirano ad altro che alla guerra contro di noi, perchè essi consideravano un'occasione favorevole il tempo che noi siamo occupati nel Napoletano e non avendo alcun mezzo per convincere il re, credevano necessaria la rivoluzione per costringerlo ad agire; la Costituzione spagnola, oggi sim­bolo del rivolgimento sociale, pareva loro il mezzo più proprio per fanatizzare il popolo mediante l'anarchia e lo scatenarsi di tutte le più vili passioni*
Essendo divenuto il punto di mira degli scellerati, non mi poteva mostrare nei locali pubblici, ricevevo spesso messaggi e lettere minatorie.1)
Domenica 18 marzo 1821.
Un gruppo di persone si portò dinanzi alla mia abitazione in qualità di deputati dell'Università di Pavia e la mia vettura fu circondata dal popolo.
Lunedi, 19 marzo 1821.
Un nuovo assembramento ci fu dinanzi al Palazzo del Principe, si chiese il mio allontanamento dalla città, gli fu risposto che il Principe non poteva allontanarmi. H popolo si portò dinanzi alla mia casa e io fui costretto a rifugiarmi in quella del Mocenigo. Più tardi fui informato che la folla aveva aperto la porta dì casa, e un depu­tato del popolo m'aveva lasciata una lettera, nella quale m'invitava ad abbandonare la città entro 12 ore. L'ambasciatore dei Paesi Bassi e quello di Francia La Tour du Pin, ch'erano presso il collega di Russia, andarono dal Principe a lagnarsi che la mia abitazione fosse stata aperta, ma il Principe rispose ch'egli non poteva far nulla.
Scrissi allora una lettera di protesta al Principe, che si mostrò contento d'essersi liberato di me e d'aver allontanato da sé qualunque responsabilità di un atto inconsulto che poteva commettere la folla. Io voleva portarmi a Milano, ma il il comandante della scorta dei carabinieri mi disse che il Reggimento Dragoni Regina s'era ammutinato, perciò presi la via di Ginevra per recarmi poi a Milano.2'
In seguito al messaggio del Principe di concentrare le sue truppe nei pressi di Vercelli, Bubna ha risposto che egli si terrà alle dichiarazioni che S. A. aveva fatto sulle sue intenzioni se l'esecuzione dipendesse dalla sua volontà, ma che prima di agire secondo le regole militari egli poteva impegnarsi di considerare come non minaccioso il raggruppamento che si andava formando nei dintorni di Vercelli e d'Alessandria. Sino a tanto che le truppe del primo raggruppamento non passeranno la Sesia e quelle del secondo la Seri via l'atteggiamento dell'esercito piemontese non sarà considerato minaccioso, se il Principe vorrà venire a Novara, lo potrà fare però accompagnato soltanto dal seguito che spetta al suo rango.
Io credo che il Principe darebbe metà della sua fortuna por liberarsi della situa­zione nella quale si trova, non gode più la popolarità, comincia ad aver paura, ha mandato in campagna la moglie ed il figlio. La protesta del duca del Gencvese del 16 marzo non è conosciuta che da pochi, essa comincerà ad esasperare e finirà per scorag­giare i rivoluzionari. Io credo che dei 25 mila uomini ch'erano sotto le armi, l'esercito, Indebolito in seguito alle defezioni e olle diserzioni, ora avrà appena 15 mila. , ' ,
J) I. RJNIERI. op. di., incompleto, p. 626. *) Binder. 23 marzo 1821.