Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA ; DIPLOMAZIA ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA
anno <1943>   pagina <328>
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328 Giuseppe Viezsoli
in evidenza. Si marciò il 7 aprile per quattro ore, si mandarono degli ufficiali al campo di Novara, senza aver nessuna risposta, verso mezzanotte si perdette ogni speranza d'aver un colloquio. Le colonne austriache erano giunte a Novara.
I costituzionali non vollero attaccare Novara, s'era deciso di impedire le comu­nicazioni tra l'esterno e l'interno, perchè le truppe regie non volevano battersi coi costituzionali.
Questi bivaccarono sulla riva dell'Agogna, a due portate di cannone da Novara. Alla mattina si continuò la marcia, il grosso dell'esercito di De La Tour si ritirò sotto le fortificazioni di Novara, l'avanguardia s'avanzò sul piano di San Martino. Le dispo­sizioni erano date per occupare i posti della Bicocca e di San Martino, quando si videro truppe di cavalleria che avanzavano sulla destra. Un gruppo di tiratori cominciò la battaglia; erano austriaci e piemontesi che tiravano contro i fratelli; i primi colpi erano partiti dal campo di Novara e le truppe costituzionali furono costrette a sparare.
(Note marginali del Sardagna: Avendo fatto un movimento d'attacco le truppe costituzionali, dovettero sparare per difendersi, da Novara furono sparati due colpi di cannone).
La presenza delle truppe straniere meravigliò i costituzionali, perchè questi non avevano mai pensato che gli austriaci sarebbero entrati nel paese, credendo che l'entrata degli austriaci avrebbe unito i due partiti.
Quando i costituzionali videro svanita ogni speranza il morale delle truppe decadde. Si cominciò a combattere, ma i piemontesi e gli austriaci erano tre volte più forti dei costituzionali che furono attaccati dall'artiglieria di Novara.
Notizie degne di fede dicevano che gli austriaci avevano passato il Ticino presso Vigevano dirigendosi verso Casale; il col. Regis ordinò la ritirata alle truppe ormai scoraggiate per la venuta degli austriaci. La natura del terreno non permise alla caval­leria di muoversi. La fanteria della divisione Di San Marzano prese posizione al Ponte di Agogna per proteggere il movimento e in questo momento sull'estrema sinistra due compagnie d'artiglieria di marina respinsero un battaglione che usciva da Novara sino al fossato.
Quando la cavalleria ripiegata in colonne s'avanzò sulla grande strada di Vercelli le truppe che difendevano il Ponte d'Agogna cominciarono a ritirarsi.
Il I battaglione di Monferrato, la compagnia Ferrerò della Legione Reale e due squadroni dei dragoni Regina formavano la retroguardia.
D pericolo di tale posizione non isfuggì al nemico che ordinò d'attaccare la testa della colonna. Il cap. Ferrerò ed il cav. Manzoni col primo battaglione Monferrato sostennero l'urto del nemico un reggimento d'ussari austriaci attaccò in colonna ser­rata le due squadre dei dragoni Regina, che chiudevano la marcia. Sbaragliati dai dragoni si gettarono sulla fanteria Monferrato e causarono un improvviso disordine, ma fu subito riparato dal col. Di San Marzano, la cavalleria austriaca fu attaccata e perciò dovette ritirarsi.
(Nota marginale del Sardagna: II cosiddetto reggimento di ussari austriaci era composto di un distaccamento di 50 uomini al comando del maggiore conte Gatter-burg. e furono i soli che combatterono in questa giornata; è falso che la cavalleria austriaca dovette ritirarsi).
Il sottotenente Viallo dei dragoni Regina si batto molto bene, i soldati costitu­zionali furono presi da panico* dissero che Di San Marzano era stato ferito e si diedero alia fuga invece di unirsi.