Rassegna storica del Risorgimento
AUSTRIA ; DIPLOMAZIA ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA
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1943
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pagina
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342
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342 Giuseppe Viezzolì
delle lettere dì Carlo Alberto a quei Signori su questo argomento, in queste egli approvava le loro idee e ciò mi fa credere che egli non dica tutta la verità.
La questione del principe di Carignano è stata, discussa tra me e l'ambasciatore russo Mocenigo, questi osservò che si dovrebbe discuterla tra i sovrani. Il granduca di Toscana scrisse varie volte a Carlo Felice in favore del genero, ma il re non diede alcuna risposta; però otto giorni or sono gli scrisse che non era ancor giunto il momento di ritornare a Torino, ma che non era lontano. D
Questo mutamento si deve attribuire ad un avvicinamento tra il principe e l'exregina Maria Teresa la quale fu la sua nemica per la questione del mancato matrimonio. Lei si trova a Lucca e gli scrisse una lettera in termini molto cortesi, nella quale lo assicurava della sua amicizia e del suo attaccamento.
Ora sarebbe interessante sapere quale fu l'impressione sul re del libro di Santorre di Santarosa: La rivoluzione in Piemonte, nel quale si legge ebe Carlo Alberto all'ultimo momento ba impedito lo scoppio della rivoluzione, ma ebe da qualche giorno prima lo aveva approvato.
H Mettemicb dopo l'arresto del conte Confalonieri, del Pallavicini e del Castiglia volle essere informato di quanto s'era parlato in quegli interrogatori a carico del Carignano e d'altri notevoli piemontesi, però nessuna notizia poteva essere comunicata al Governo sardo sul Principe di Carignano, se prima non ne fosse informato il Cancelliere.
Lo Strassoldo gli mandò nei primi mesi dei Brevi estratti delle deposizioni, dopo una sollecitatoria del 17 agosto 1822 nella quale il Mettemicb chiedeva di mandare tulli i documenti ebe trattano della parte attiva avuta dal Principe coi rivoluzionari; gli presentò un dettagliato Rapporto:
Deposizione di Gaetano de Castiglia: quando io entrai nella Società dei Federati, il Principe era a capo di tutto, non potrei dire se era una trama diretta a far scoppiare la rivoluzione nel Piemonte; egli era indicato come il capo della Società dei federati, credo di aver udito ciò da Pallavicini. Parlando in città dopo la rivoluzione, tutti dice- vano che era il capo, ch'era uomo senza carattere, che s'era rifiutato di mettersi alla testa delle truppe al momento che doveva esser chiesta la Costituzione al re.
Pecchie avrebbe detto a Castiglia sul Carignano: La rivoluzione nel Piemonte non può mancare, la maggior parte delle piò illustri famiglie e il Carignano sono talmente compromessi che non possono piò ritirarsi e che non solo essi fanno tutto perchè la rivoluzione scoppi, ma essi devono agire per sostenerla. Due giorni dopo la Rivoluzione i piemontesi si metteranno in marcia contro Milano. L'invasione della Lombardia non solo e assicurata dalle promesse e dai progetti dei principi, mn ossa è lu prima operazione, la più necessaria ai piemontesi stessi per consolidare noi loro paesi il nuovo sistema. Ottocento cavalli si trovano a Novara, passato il Ticino vanno sino a Sendriano, interrompono tutte le comunicazioni con Milano e il mattino piombano sulla città.
0 Doiser a Mettermeli, 13 dicembre 1821.