Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA ; DIPLOMAZIA ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA
anno <1943>   pagina <350>
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35.0 Giuseppe VtexsttU
ribelli, ohe avevano preso parte all'ullinni rivoluzioni', avevano ricevuto l'ordine di raccogliere, colla massima cura, tutte le prove a carico del principe di Cariglino. ma il risultato di questi processi non aveva offerto prove materiali contro il Principe, Ve ne esistevano contro di lui moltissime altre talmente evidenti che se esse erano insuf­ficienti per motivare un giudizio, non potevano lasciare alcun dubbio sulla di lui col­pevolezza. Si aggiunga clic il re Carlo Felice ne era personalmente cosi convinto, ch'egli s'occupava seriamente del progetto d'allontanare il Principe dal trono, facendolo trasmettere al principe di lui figlio, mediante una Prammatica Sanzione, posta sotto la garanzia delle Potenze Alleate. L'esistenza di onesto progetto ci parve inverosimile; il barone Bindcr, prima di lasciar Torino aveva acquistata la certezza che effettivamente se n'era trattato nel Consiglio del re; ma siccome non ci era stata fatta allora alcuna proposta, noi abbiamo creduto di dovere attendere in silenzio il momento, in cui questo Sovrano si deciderebbe a discutere questa questione con noi. Intanto, siccome le noti zie che noi avevamo ricevute, erano state raccolte, anche da molti agenti diplomatici in Italia, esse non tardarono ad acquistare un certo grado di pubblicità. Il malvolere se ne impadronì per snaturarle e l'Austria fu accusata d'aver suggerito al re Carlo felice l'idea d'allontanare la linea di Savoia Carignano dalla successione al trono di Sardegna per farla passare alla casa di Modena.
Per quanto fosse assurda questa calunnia, alla quale gli stessi autori non presta­vano sinceramente fede, ci era tuttavia impossibile di passarla interamente sotto silenzio. Ci decidemmo quindi a scrivere alle nostre missioni presso le principali Corti d'Europa, non per incaricarle di smentire una voce così ingiuriosa che noi non potevamo che disprezzare, ma per far conoscere ad esse il giudizio, che noi portavamo sul progètto attribuito al Re, per porle in grado di conformarvi il loro linguaggio se questa questione delicata dovesse essere discussa.
Noi ci trincerammo nel principio che una questione così grave e così compromet­tente per la tranquillità d'Europa non ci pareva in alcun caso poter essere pregiudicata dai Sovrani Alleati, e che al re solo apparteneva di giudicare sino a qual punto il prin­cipe di Carignano era colpevole dei torti, che gli imputavano, ma che se, come si assi­curava, non esistevano contro di lui prove abbastanza positive per motivare un giu­dizio, ci pareva difficile, compromettente e pericoloso privarlo arbitrariamente della successione al trono. Infine ci pareva che dovessimo attendere prima di tutto le proposte, che il re credesse bene di fare, a questo riguardo, ai suoi augusti alleati Poco tempo dopo ébbimo la certezza che le Corti di Pietroburgo e di Berlino condivìdevano la nostra opinione, e siccome la Corte di Sardegna continuava a serbare il silenzio, ci lusingammo che la questione sarebbe per lo meno aggiornata.
Forse S. M. Sarda s'era riservata di farci conoscere più tardi le decisioni che nella sua saviezza, avrebbe creduto di prendere. Noi restammo in questa incertezza sulle vere intenzioni del re sino all'arrivo del conte di Pralormo.
Questo inviato della Corte di Sardegna aveva ricevuto al suo pas­saggio a Torino, l'ordine di discutere francamente al suo arrivo a Vienna, ma in forma confidenziale, la questione Carignano; di dichiarare che il Re suo signore non nutriva contro questo giovane principe né prevenzioni, ne sentimenti d'odio, ma che non potendosi fare alcuna illusione sui pericoli dei principi politici, nei quali era stato allevato, e sulla parte attiva ch'egli aveva presa alla rivoluzione del Piemonte, egli si