Rassegna storica del Risorgimento

AUSTRIA ; DIPLOMAZIA ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA
anno <1943>   pagina <353>
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Jì Principp di Curi gnu no. ecc. 353
Ora il momento e arrivato, in cui questa gronde questione non può rimanere inde' eisa, nell'interesse del Piemonte e dell'Europa intera. Il principe di Carignano dev'essere, escluso dalla successione al trono o deve riprendere il suo posto e l'esercizio dei diritti che gli sono solennemente garantiti dalla legge fondamentale del Regno e per l'Atto del congresso? E facile prevedere che il ne Carlo Felice si dichiarerà per la prima alterua-nativa. giacché le sue intenzioni a questo riguardo sono note. Ma non bisogna perder di vista che s'egli incontra dalla parte degli Alleati un'opposizione pronunziata questo sovrano prenderà il partito o d'abdicare alla corona, ciò che farebbe nascere nuove complicazioni politiche, le cui conseguenze sarebbero incalcolabili, o di lasciare pesare sul Principe l'incertezza della sua sorte. Ma convinto com'egli è, che questo Principe non potrebbe salire sul trono senza che il suo regno divenisse una fonte di torbidi e di rivoluzioni per il Piemonte, per 1* Italia e per 1* Europa intera, egli non vuole rimproverarsi d'avervélo portato e gli alleati sarebbero allora i soli responsabili degli inconvenienti, che ne potrebbero risultare per la tranquillità d'Europa e per quella dei loro stati.
I Sovrani alleati si sono già pronunciati, più o meno apertamente, in favore di uu avvicinamento tra il re e il principe e non è dubbio che la Francia, che ha preso in ogni tempo il più vivo interesse per questo ramo della casa Savoia, sia disposta ad appoggiare, in questa circostanza, i diritti del Prìncipe con tutta la sua influenza. L'esistenza politica di questa casa è stata costantemente l'oggetto della sollecitudine del governo francese. Noi abbiamo visto che il passato Ministero non ha esitato di pronunciarsi in suo favore nel momento stesso della rivoluzione. Vi fu portato non solo dai motivi, di cui abbiamo già fatto cenno, ma soprattutto da una conseguenza naturale del sistema politico, ch'esso seguiva allora, il cui fine era d'estendere la sua influenza sulla maggior parte dell'Europa, facendo adottare dai governi d'Italia, ai rami cadetti della casa dei Borboni e in generale alle potenze di secondo grado, costi­tuzioni rappresentative modellate sulla Carta francese.* Se noi non possiamo aver alcun dubbio a questo riguardo, noi sappiamo altresì che il nuovo Ministero francese, benché professi sentimenti ben differenti, è tuttavia deciso ad approfittare della prima riunione per agire nel senso di un ravvicinamento tra il He e il Principe. Noi non igno­riamo infine che siamo sospettati di volervicisi opporre, perchè si giudica della politica austriaca con pregiudizi inveterati e ci si crede gelosi d'estendere in Italia la nostra dominazione e la nostra influenza. Ma si è a questo riguardo interamente in errore. Noi non vogliamo che la conservazione di ciò che esiste legalmente, per rispetto anzi­tutto alle transazioni sulle quali riposa oggidì il diritto pubblico d'Europa, e perchè noi siamo convinti che questo sistema conservatore è il solo, che convenga ai tempi d'agitazione, nei quali siamo condannati a vivere e cfa'è egualmente il solo, che possa salvare ancor U mondo dai disordini, dai quali è minacciato. Mentre invece la Francia sostenendo con ragione, i diritti del principe di Carignano, ha forse assai meno in vista gl'interessi della sua casa che il vantaggio di procurarsi per questo mezzo un'influenza diretta in Italia, in opposizione a quella, ch'essa teme di volersi esercitare dall'Austria. Così la differenza, che esiste tra la Francia e l'Austria sull'importanza particolare, che l'uno e l'altra di queste potenze danno, a far cessare i gravi inconvenienti dell'attuale posizione del principe del Carignano è facile a comprendere. Per la Francia è una questione politica, alla quale essa dedica il più grande interesse, mentre per l'Austria non è che mia questione di alta polizia, molto interessante senza dubbio, ma che tut­tavia non ha per essa che un interesse di circostanza. Del resto è sotto l'uno e l'altro rapporto che l'Imperatore ba cercato d'illuminare la sua coscienza e il suo giudizio su
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