Rassegna storica del Risorgimento
AUSTRIA ; DIPLOMAZIA ; CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA ; SARDEGNA
anno
<
1943
>
pagina
<
354
>
35* Giuseppe Vwsxoli
tatto ciò che si connette a questa importante questione prima di prenderla in esame col suo augusto amico l'Imperatore Alessandro. Egli Ila voluto convincerai se non vi era foxse un'eccessiva severità nel giudizio, che Carlo Felice porta sulla condotta del principe di Carignauo,e se questo gióvane prmcipe era effettivamente colpevole dei gravi torti, che gli sono imputati. S. M. I. metteva troppo gran pregio a conoscere sii questi due punti la verità tutta intera per non aver cercato di procurarsi fin dal principio una cognizione esatta dei fatti, sulla quale essa potesse basare con fiducia il suo giudizio; e le sue misure erano prese da gran tempo a questo riguardo, allorché il risultato dei processi che s'istruiscono a Milano contro i sudditi lombardi, implicati nella rivoluzione del Piemonte, offrendole la conferma dei dati, ch'essa già possedeva, le ha fornito, all' appoggio, delle nuove prove, per cosi dire anche giudiziarie, come si potrà giudicarne dal qui unito estratto.
Percorrendolo si acquisterà la convinzione che il principe di Carignano ha non soltanto cospirato contro il Sovrano e contro il suo paese, ma egli ha anche cercato di sollevare gli stati vicini; ch'era sua intenzione di portarvi il flagello della guerra con tutti gli orrori della rivoluzione, e sotto lo specioso pretesto dell'indipendenza e della libertà, di sottrarli in seguito alla dominazione dei loro legittimi sovrani e di riunirli sotto il suo scettro costituzionale. Allorquando si vede un principe, chiamato dai diritti della sua nascita alla successione al trono, commettere errori cosi gravi, non si pud rifiutarsi all'evidenza ch'egli dev'essere dotato di uno spirito talmente falso, che la voce della saviezza e della ragione non può aver alcun effetto su di lui, o talmente nullo e debole di carattere da essere destinato ad essere costantemente il balocco e lo strumento dei rivoluzionari e dei faziosi, che vorranno impadronirsene.
Se Carlo Felice giudica così il prmcipe, per conoscere il carattere e la condotta colpevole del quale ha avuto maggiori mezzi di noi, non si deve considerare cosa straordinaria, se la sua coscienza ripugni al lasciarlo godere dei suoi diritti, ed è certo che i Sovrani d'Europa non potrebbero vedere senza inquietudine, salire al trono .un principe le cui idee politiche, il carattere e la moralità offrono poca garanzia, ed il cui regno può divenire un'epoca di torbidi e di calamità per l'Europa intera.
D'altra parte per quanto gravi sieno questi inconvenienti essi devono senza dubbio cedere dinanzi al principio immutabile della legittimità, al quale non si può impunemente attentare senza scuotere le basi di tutti i governi. Noi crediamo dunque che sia impossibile escludere il principe di Carignano dalla successione al trono; è questa convinzione, che ci ha fatto considerare la Ubera cessione che il principe farebbe dei suoi diritti al principe suo figlio, come il solo mezzo possibile e giustificabile in principio, per allontanarlo dalla successione al trono. Noi siamo cosi penetrati dell'importanza di rispettare religiosamente questo principio che noi non esitiamo punto a dichiarare che, nel caso, in cui il Principe non consentisse volontariamente e liberamente a questa cessione, non resterebbe ai Sovrani alleali altro partito da prendere, che impiegare tutta la loro influenza presso il re Carlo Felice per effettuare un avvicinamento fra questi e il Principe.
Ma noi crediamo nello slesso tempo che facendo questo giusto sacrifizio al principio della legittimità i Sovrani alleati dovrebbero cogliere questa occasione por porre delle condizioni al perdono del Re, condizioni che offrissero a S. M. Sarda, ai suoi popoli e ai suoi Augusti Alleati garanzie della condotta del'Principe per l'avvenire e che mettessero nello stesso tempo questo prmcipe neU'impossibilità di divenire una seconda volta il balocco dei faziosi e d'essere trascinato da ossi a rovesciare le leggi fondamentali dello stato.