Rassegna storica del Risorgimento

POERIO ALESSANDRO ; MONTANELLI GIUSEPPE
anno <1943>   pagina <369>
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Alessandro Poerio e Giuseppe Montanelli
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Vedi che scriva Tmbriani, tanto più che a me basta che la poesia sia qua agli ultimici Maggio, e vedi di inviarmi qualcosa in onore di quel divino Canova. La fede supplisca al coraggio che non ho di domandargli a te di questi versi, che già me ne hai dati dei bellissimi. Della Guacci non conosciamo niente, se vi sono le sue poesie stampate mandane sotto fascia un esemplare.
Saluta Carlo, Mamma e la Sorella e addio, il tuo vecchio
1845, 15 aprile, Scornio. Niccolò.
A. Poerio a N. Puccini
C. Carissimo Niccolò, Napoli a dì 3 Maggio 1845.
Ebbi la tua con la quale mi accusavi recezione della canzone della Guacci Nobile, e mi annunziavi il prossimo invio delle prove di stampa, le quali essa ed io tuttora aspettiamo.
Godo chela poesia di questa valente donna ti sia andata a genio, e ti abbia invo­gliato a leggere gli altri suoi versi. Quantunque non le sieno rimasti che pochissimi esemplari della seconda edizione, essa ha avuto la gentilezza di darmene uno che ti rimetterò fra pochi giorni quando il mio amico Francesco Palermo partirà alla volta di Firenze.
Mio cognato è tuttora infermiccio; né finora, che io sappia, è stato in tale dispo­sizione d'animo da potersi occupare di versi. Speriamo che nel corrente mese abbia qualche ispirazione, e son certo che saresti contento del suo modo di poetare alquanto ardito, ma pieno d'animazione di pensieri, ed assai vigoroso e franco di stile massi­mamente negli sciolti.
Fin da quando ebbi certezza che il Baldacchini non avrebbe più scritto il Canova, quest'alto subbietto cominciò a girarmisi intorno per la fantasia. Aggiunto a ciò il tuo desiderio manifestato con l'ultima tua lettera, e spirato un po' di vento poetico, mi sono dato a navigare, ma non so dirti io medesimo se abbia preso porto, o fatto nau­fragio. Ad alcuni amici miei di qua i versi non sono dispiaciuti. Ad ogni modo te li manderò finiti che saranno di limare, per mezzo dello stesso Palermo, e tu ne farai quel che ti piacerà. Il metro, avendo abbondanza di settenarj, è tra la canzone e l'ode; le stanze sono venti. Due ne trascrivo per saggio:
Quale sarà che pria sul labbro suoni
Dell'opre in cui la sua virtù saliva?
La fanciulletta Psiche?
Le vereconde amiche
Di Venere gioconda? od essa Diva?
Vaga innocente, al cor tu mi ragioni'
Soavemente assai.
Né voi tanto mbai:
Grazie, che a voi non torni
II cupido pensiero e in voi s'adorni.
E il dolce marmo Citerea spirante
In parte consolò l'acerbo esigi io
Dell'immagine greca.
Ove mise la bieca
Straniera invidia il violento artiglio.
Ma rugiadosa apparve e radiante
D'amabile splendore
Più che la Dea d'amore.
La Coppiera superna
Che mesce a* Numi giovinezza eterna.
Addìo; fra due o tare giorni andrò in villa con mia madre. Ttttt* i miei tf salutano caramente. Ti abbraccia.
Il tuo aflf.no Alessandro Poerio.
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