Rassegna storica del Risorgimento
POERIO ALESSANDRO ; MONTANELLI GIUSEPPE
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1943
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pagina
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370
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370 Nunzio Coppola
Napoli 14 Maggio 1845. Carissimo Niccolò, Strada del Salvatore, n 5
In continuazione dell'ultima mia, se non erro, del 6 con* mese, in cui ti annunziai che avevo scritto la lirica che desideravi intorno a Canova, ti accludo ora questa poesia. Mio cognato potrà, se non istù peggio in salute, comporre i versi su Bolzoni, e non mancherò di farteli pervenire tostocchè saranno pronti.
La GuacciNobile ed io aspettiamo le prove della stampa per fare qualche piccola correzione. Non dimenticare la tua promessa di mandarle. Altrettanto ti dico pel Canova, se giudichi che sia degno di stampa. Io ti mando con trepidazione questo componimento, benché qui sia piaciuto a molti; conosco quanta sia l'altezza del subbietto e la difficoltà di raggiungerlo.
La Guacci ha avuto il marito gravissimamente infermo; ora sta un po' meglio. Questa lettera va col corriere austriaco nel plico di Francesco Palermo a Vieussieux, il quale avrà cura di fartela recapitare. Aspetto che mi facci due righe di recezione.
Spero che la tua salute sia soddisfacente. Della mia non ti parlo: la mia nervatura è sempre in un deplorabile stato, e quel che più mi duole, or è che sono fatto quasi incapace di applicazione mentale. Il leggere mi affatica oltre modo, e mi è stato forza l'in- termetterlo. Si aggiunge la stagione strana, piovosa, ventosa, e tale che non posso profittare della campagna, l'aere della quale è unico sollievo alla mia infermità.
Addio; mia madre, che va lentamente meglio, e mio fratello ti salutano. Ed io caramente abbracciandoti mi raffermo
Tuo afl> Alessandro Poerio.
P. S. Il volumetto delle poesie della Guacci lo manderò per mezzo del suddetto Palermo mio amico, il quale prima che finisca Maggio partirà per la Toscana.
N. Puccini ad 'A. Poerio
cn.
Melius est abundare, quam deficere. Sono tante le lettere che scrivo a questi giorni, che non mi ricordo esattamente se ho risposto alla tua ultima cortesissima, con la quale tn mi promettevi di occuparti d'alcuni versi in lode di Canova, e quelli che tu inviavi per saggio erano siffattamente tersi e forbiti che me ne rimase nell'animo il più voluttuoso solletico. Prosegui dunque, e scrivimi quando credi di potermi inviare il tuo bel lavoro, il che spero ohe sarà certamente prima della metà del mese venturo, essendo questa l'epoca fatale al di là della quale io non posso far grana. Ricordati anche che tu vuoi le bozze, e questo porta allungamento di tempo.
Sono il tuo Scornio 19 Maggio 1845. Niccolò.
P. S. - Al più presto avrai le bozze delle tue Ottave, e della Canzone della Guacci.