Rassegna storica del Risorgimento

POTENZA ; PROCESSI
anno <1943>   pagina <383>
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Processi e documenti storici, ecc. 383
Da una parte sono i ricchi proprietari terrièri attaccati ai loro principia, dall'altra i professionisti. E mentre in un primo tempo questi due elementi, che costituiscono il ceto dei civili, i così detti galantuomini, lottano affratellati per la costituzione, in un secondo momento si differenziano e si ostacolano a vicenda.
Il professionista, non proprietario di vasti beni fondiari, per avere l'appoggio del basso popolo, non avendo alcun interesse a tutelare la proprietà fondiaria, fomenta il proletariato, e, per averlo dalla sua parte, favorisce, o, per lo meno, non impedisce, 'invasione delle terre. D'altro canto i latifondisti si oppongono a questo stato di cose: parte di essi diventerà borbonica, parte, raccolta intorno a Vincenzo D'Errico, si oppone ad un tempo al partito realista, perchè vuole che sia mantenuta in vita la costituzione, e al partito che si disse ultra liberale, perchè vuole, innanzi tutto, tutelare i propri interessi.
Tale dai processi della Gran Corte Criminale di Basilicata degli anni 1850-52 appare il movimento rivoluzionario lucano nel 1848.1)
Né d altra parte i liberali lucani, sia moderati sia radicali, operano isolati e senza mantenere contatti con le provinole del regno.
I moderati convocano a Potenza i rappresentanti pugliesi, abruzzesi, molisani e campani,2) mentre gli ultra liberali, presi contatti con Napoli e con i ribelli Calabresi, preparano una spedizione contro l'esercito borbonico mirante ad occupare la strada che unisce Napoli alla Calabria.3)
Fallito il tentativo liberale ed affermatasi la monarchia borbonica, nell'infuriare della reazione, rinasce quello spirito settario che aveva, negli anni precedenti, avuto sempre numerosi proseliti in Basilicata.
Quando, nel periodo burrascoso della rivoluzione meridionale, le due tendenze predominanti, la Carboneria e la Giovine Italia riformata dal Musolino e dal Settem­brini, si fondono dando vita alla Società dell'Unità Italiana, i partiti della Basilicata accolgono quasi unanimamente, e fanno propri, i principi che lo Scalea, il Maffei, l'Ar­gentieri eli Petruccellipredicano e diffondono nella provincia. Cessano in tal modo di esistere, di fatto, quei gruppi isolati che, ancora esistenti, osano definirsi società
i) Si veda in proposito il mio Movimenti sociali in Basilicata nel 1848 di prossima pubblicazione in questa Rassegna-
2) Oltre il Mondami ed i lavori da lui citati si veda il mio Emissari Leccesi a Potenza nel 1848, in Rinascenza Saleniino, anno Vili (1940), fase. 3-4.
3) Non casuale fu lo sbarco di Costabile Carducci ad Acquafrcdda, come ha voluto dimostrare il Mazziottì {Costabile Carducci e i moti del Cilento nel 1848, in 2 volumi, Roma, Albrighi e Segati, 1909). Dal processo n. 1203 appare invece che il Carducci doveva, attraverso il Cilento, passare nel Vallo di Diano, ove con i liberali di Tonaca, di Atena Lucana, di Capaccio, di Salerno e con quelli di Potenza, che dovevano essere guidati da Petruccelli della Gattina, avrebbe dovuto prendere alle spalle le truppe regie combattenti contro i ribelli calabresi. Ma gli eventi precipitano. I borboni ottengono sempre nuovi successi e le sorti dei rivoluzionari volgono verso la catastrofe. I COBO* Beri iella marte, che dovevano costituire la compagnia del Carducci, rimangono in Calabria ove occorrono molti uomini e moiri fucili. D. Costabile tenta l'impossibile: con pochi uomini cerca di passare nel Cilento, ove spero di raccogliere quei liberali il cni centro è Rotino, ove operano i Magnoni
Ucciso il Carducci, dispersi i suoi uomini (erano soltanto 11) e non essendosi affer-moto in Basilicata il partito estremista, il progetto dei ribelli Calabresi falliva mise­ramente ed ovunque le truppe regie ottenevano, con le armi, definitivi successi.