Rassegna storica del Risorgimento

POTENZA ; PROCESSI
anno <1943>   pagina <388>
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Tommaso Pedio
Dopo la dolorosa e triste conclusione del tentativo di Carlo Pisacane, il partiti) liberale lucano, che mostrava aver perduto quello spirito che lo aveva animato negli anni in cui più che mai imperversava- la reazione Borbonica, dopo un breve periodo di sconforto e di abbandono, riorganizzò le sue file e preparò il movimento di redenzione che doveva concludersi con la proclamazione del Regno d'Italia.
Anima del liberalismo lucano è, in questi anni. Giacinto Albini. Da Montemurro prima, da Corleto poi, dirige, con mente organizzatrice i nemici del Borbone: egli e sempre in moto, ovunque esortando alla concordia ed alla fratellanza le diverse tendenze liberali operanti in provincia. Emissari, da Corleto, si spingono in ogni centro abitato della Lucania, sfuggendo sempre le autorità borboniche, le quali non riescono ad individuare l'anima di quel movimento, a cui, d'altra parte, non attribui­scono eccessiva importanza.
Ad infondere nuova vitalità e nuove speranze a questa organizzazione che irra­diava da Napoli, fu la dichiarazione di guerra all'Austria da parte del Piemonte. Un nuovo partito, ispirato dal Cavour e diretto dal La Farina, da Torino prendeva le redini del moviménto meridionale usufruendo dell'opera che uomini, noti e mal noti, avevano svolto ovunque durante l'ultimo cinquantennio.
La nuova associazione, il cui programma si racchiudeva in Indipendenza, Unione, Casa Savoia, risveglia gli antichi spiriti meridionali riorganizzali da emissari di Giuseppe Mazzini. Si riordinano le file del vecchio Centro e sorge il Comitato Centrale dell'Ordine, il quale ha nn proprio organo, un periodico clandestino, Il Corriere di Napoli.
Giacinto Albini, chiamato dal Comitato Centrale alla provincia di Basilicata, rida nuova vita all'antica organizzazione mazziniana del 1857. A Montemurro, a Corleto, a Guardia, a Viggiano, a Castelmezzano, ad Armento, a Stigliano, a Lauria, a Rotonda, a Tricarico, a Pietrapertosa, in ogni più piccolo centro lucano, ardimentosi innalzano sui campanili e sulle piazze dei propri paesi il tricolore italiano.
H Governo, preoccupato da questi sintomi di vita collettiva, tenta porre un riparo. Si cercano i colpevoli, si istituiscono processi. Ma pochi vengono carcerati. E tutto un popolo che freme e favorisce ì cospiratori; uno spirito nuovo, anche se non interamente sentito, anima le masse ed infonde cieca fiducia in coloro che diffondono l'idea della libertà e della patria.
Nell'agosto del 1859 vengono diramate nelle provinole disposizioni per una rivolta che doveva iniziarsi dalla Basilicata, come provincia favorita molle dotta natura del terreno e dotta giacitura geografica.
Tutte le forze della regione si sarebbero dovute concentrare nei distretti di Lago-negro e di Potenza, e di qui, attraverso il Salernitano, unirsi ai ribelli della capitale. Ma la insurrezione non avviene, mentre a Napoli si verificano alcuni dissidi tra i più eminenti rappresentanti del partito liberale, che avranno ripercussioni anche nelle
Provincie.
TOMMASO PEDIO
(Continua)
Non mancarono vociferazioni che alteravano le notizie, ma non ebbero ascolto né perples­sità alcuna valsero ad effettuare. Sarebbe stato un momento forse seducente per tristi, ma per verità, qualunque fosse stato il loro calcolo, sia che non avrebbero avuto campo nei loro sforzi, sia perchè sollecita fu fazione delle pubbliche forze e lo arrivo delle Reali Truppe ad investire le pratiche delittuose dei ribelli, non mostrarono alcuna simpatia di sorta, unti si palesarono tranquilli..., processo n. 1249 cit., voi. II, fogl. 48-49.
') Si veda processo n. 892.