Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno <1943>   pagina <389>
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VARIETÀ, RASSEGNE E DISCUSSIONI
UN EPISTOLARIO DA RACCOGLIERE (CON LETTERE DI MASSIMO D'AZEGLIO)
Già sul finire della sua giornata operosa, mentre attendeva a rievocare, non meno per proprio diletto che per uso del signor lettore, nelle pagine dei Ricordi le avventure, le scorribande, gli incontri e gli scontri di una vita in cui le diverse prepotenze del sor Checco Tozzi e di lord Palmerston, i passi e gli entrechàts della signora Amalia e le fregatine di mani del conte di Cavour, l'ombra di Benvenuto Cellini e la salma di Leone XH tritticanno la testa sur cuscino, il tragico volto di Leonida Montanari e le ideate prodezze di Fanfulla da Lodi s'erano collocate come in un gigantesco mirabile affresco, nel quale non mancava neppure Luisa Blondel, Massimo d'Azeglio veniva tentato a lasciar raccogliere una scelta delle sue lettere. Con quella consapevole semplicità priva d'infingimenti che lo carat­terizzava, colui che il Tommaseo chiamava non il più perfetto, ma il più com­piuto uomo d'Italia e, sia pure- con qualche fraterna esagerazione, Giuseppe Torelli definiva non solo il migliore Italiano, ma il migliore Italiano possibile rispondeva precisando schiettamente i limiti del suo consenso ed enunciando il proprio canone in fatto di letteratura epistolare. Mette conto di leggere la simpatica lettera.
Stimatissimo Signore, ' Rispondo alla di lei cortesissima da Fano 15 giugno, nella quale chiede il mio consenso alla pubblicazione d'alcune mie lettere per una sua raccolta di genere episto­lare. Io non vedo nessun altra obbiezione a questa stampa se non una sóla. Io scrivo per farmi intendere buttando là alla buona le mie idee, espresse con quelle parole che mi pajono più proprie e più chiare; ma son ben lontano dal supporlo modelli di stile epistolare. Dirò di più: io neppur stimo modelli certe lettere scritte col quinci e il quindi, e sto per dire che a questo genere preferisco persino il mio; poiché senza naturalezza e facilità, non c'è secondo me scritto tollerabile. Ma queste due qualità non bastano, ed io manco di moltissime, se pure ho di queste qualche parte. Quindi mi por bene consigliarla a pensarci due volte prima di far de* miei scarabocchi scritti in fiotta e in furia, altrettanti esemplari. Dopo ciò, vi potrebbe forse esser nelle lettere che sono in sua mano, materia a correzioni. Non tutte le cose che si scrivono ad amici, si vorrebbero dite al pubblico. Ma siccome io non ho avuto mai bisogno di nascondermi, e non credo sia mai uscita linea dalla mia penna della quale mi dovessi o vergognare o pentire, se pure vi fosse qualche anedotto da modificare, o qualche nome proprio da am­mettere, m'affido al suo buon giudizio, senza chiederle l'invio delle lettere, ed entrare in altre complicazioni. Voglia dunque fare come farebbe per sé, e quanto al resto, non mi oppongo al suo desiderio e debbo ansi ringraziarla delle cortesi espressioni che volle adoperare a mio riguardo.
Mi creda con tutta stima Suo Dev. Seno
M. d'Azeglio.**
Cannerò (Lago Maggiore), 23 giugno 1864.
i) Roma, Museo Centrale del Kisorgimcnto, b. 536, fase. 10. Per i documenti azegliani conservati nel Vittoriano vedi: E. MOHEIXI, I fondi archivistici del Museo Centrale del Risorgimento. VII: La raccolta azogliana, in Rassegna Storica del Risor* gimento, a. XXVI (1939), fase. IH.