Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno
<
1943
>
pagina
<
394
>
394
Alberto M. Ghisalberti
Mala canzonatura eia bonarietà non impedivano a questo leale servitore dello Stato, severo con gli altri in fatto di dignità e di quattrini, di imporsi per pruno il rispetto della propria dignità e del denaro pubblico, come ne fanno fede le lettere di tempi diversi ad Alfonso La Marmora, a L. C. Farini, a Carlo Torrigiani. Lo spirito che le anima è nno solo: quello che, come abbiamo veduto, il De Sanctis trovava raro nei suoi contemporanei. Sono note quelle al La Marmora e al Farini: *) si veda ora quella al Torrigiani.
Caro Preside
M'à stato detto da parte tua che sono messi a mia disposizione 1000 fr. come a memoro della Commissione per la facciata. Comincerò come è dovere dal ringraziare. Debbo poi aggiungere che per guanto mi ci sia studiato con tutta la buona volontà possibile, non sono riuscito a scoprirmi nessun titolo a compensi, e molto meno a ricompense. Io sono venuto in Toscana per mia scelta come uso tutti gl'inverni, non posso dunque reclamare spese di viaggio. Non posso nemmeno addurre come i miei colleghi, d'aver sospesi lavori profittevoli per attendere alla. Commissione Rimarrebbe il solo voto. Credo francamente, che un mio voto in materia d'architettura, possa avere un solo merito, quello d'esser dato gratis. Ti prego dunque a non volerlo spogliare di questo solo che ha. Ad un uomo di delicato sentire quale tu sei, non occorre rammentare che i guadagni decorosi sono quelli che corrispondono ad un lavoro vero, od a un sacrificio reale, e non quelli che si ottengono con pretesti d'opera fittizia. Siccome però un rifiuto asciutto, ha in sé una sfumatura di sgarbo, e siccome in nessun caso, e oggi meno che mai vorrei mancar di riguardi verso il Comune di Firenze, ti pregherei d'accettare dalle mie mani i 1000 fr. e versarli nella Cassa de' tuoi bambini.
Così sarà fatta ad ognuno la sua parte, ed io mi terrò per pia che ricompensato,
Foglimi bene
Tuo di cuore
M. d'Azeglio. 2) Firenze, 1 febbraio 65.
Nell'insieme, si pud riconoscerlo, Massimo d'Azeglio ha goduto di una stampa piuttosto favorevole, sia in vita, sia in morte. Il tono generale dei suoi antichi e recenti biografi (e fortunato Massimo, cui non è capitato di vedersi svisare, tramutare e ma* scherare il pensiero, come è toccato ad altri men felici di lui da parte dei soliti conune-moratori cinquantenari o centenari: povero Gioberti 1) è incline a favore e a simpatia, sebbene non siano mancate voci discordi, a cominciare, dagli aspri giudizi che si confidavano il glorioso superstite dello Spielberg, Giorgio Pallavicino, e l'autore del Pri-mato, fino al revisionismo esasperato di uno studioso pur benemerito della storiografia del Risorgimento, L. C. Bollea, che non ha saputo sottrarsi al malo impulso della animosità e della acidità.3)
i) M. RICCI, Scritti postumi eit., pp. 303-304.
2) Roma, Musco Centrale del Risorgimento, b.a 566, fase. 12. Vedi anche in Ricci, op. cìi.. p. 304-305, l'altra al Vicepresidente del Senato.
3) L. C Bout/EA., Massimo d'Azeglio, il castello di l'Invio e gli amori di Luisa Blondel con Giuseppe Giusti, in II Risorgimento Italiano, voi. IX (1916), p. 729 e segg; id.. L'idolatria storica e il massonismo di Massimo d'Azeglio (a proposito di una critica onesta), ivi, voi. XI-XII (1918-1919), p. 228 e segg.