Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno
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1943
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pagina
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397
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Un epistolario da raccoglierà, ecc. 397
L'autore dei Miei ricordi non va veduto solo sotto la specie del marchese scapigliato e scanzonato, che metteva in subbuglio la buona società torinese e faceva balzare il cuore alle belle dame romane, o del pittore che cercava di tradurre sulla tela i panorami caldi di colore de Zi Castelli e le avventurose gesta degli eroi dell'Ariosto, anche se di quella scapigliatura giovanile, di quella, qualche volta, jeunesse tapageuse più che, alla Mirabeau, orageuse, rimanesse vivo e gradito il ricordo in chi l'aveva vissuta e in qualcuno che l'aveva veduta vivere.
Non mette conto di scandalizzarsi alla Bollea su certi atteggiamenti e su certe espressioni delle sue lettere. L'Azeglio ha vissuto come molti dei suoi contemporanei (e si tace dei posteri), con maggiore sincerità e minore ipocrisia. La fondamentale dirittura del carattere, l'austerità degli esempi famigliari e degli insegnamenti ricevuti non gli erano d'impaccio ad una visione, che diremo piuttosto gioconda della vita. Quanto conosciamo del suo epistolario ce ne dà continua riprova. E pur quando pensò, con le nozze con la figlia del Manzoni, d'aver messo termine alla scapigliatura giovanile, d'aver ucciso in sé il vecchio Massimo, quest'ultimo non si rassegnava a morire, anche se i buoni propositi, come già in altre al fratello, campeggiavano nelle lettere al discepolo Giuseppe Sartori, gaio compagno dì studi e di ribotte e, più tardi, incaricato di missioni di fiducia al tempo delle nozze della figlia naturale Bice con il Ronco di discendenza paganiniana.
... Quanto a me scriveva da Milano 1* 11 novembre 1831 ti posso accertare che sono ogni giorno più contento della mia situazione, prima di tutto per le qualità fisico-" morali di mia moglie, poi per le relazioni che mi ha procurato sia dèlia famiglia Manzoni, sia di lutti quei dotti e semi-dotti del paese e forestieri che concorrono a questo capo battaglione della letteratura Italiana. La vita nostra scorsa, che i missionari chiamano scapestrata e cattiva, ho dovuto trovarla (almeno per parte mia), non buona se non altro per le conseguenze: di tante e... di diversi generi, qualità, e calibri, non me ne rimane che molti rammarichi e nessun frutto: però puoi pensare se son contento d'aver chiuse le vele e gettato Vancora in un porto che non è il poggiar, del mondo né il più spiacevole... . *)
Vogliamo arricciare il naso nel vedere quel tal Sandro trattato da capo battaglione della letteratura italiana, o volgere gli occhi al cielo perchè, nel resto della lettera, il mondo vecchio, in cui l'Azeglio aveva fino allora vissuto, viene affiancato assai disinvoltamente al mondo nuovo in cui avrebbe dovuto vivere d'ora in poi ? Già, già, già! Taparei 1 Taparei 1 a l'an nen tote le grumele a post, farà dire Massimo al generale San Rouman nella deliziosa e conversazione che mette termine al cap. XVI dei Miei Ricordi.
E quando la grande passion lo prende, quando Luisa Blondel appare al suo orrizzonte (la buona Giulietta era morta il 20 settembre 1834), Massimo d'Azeglio, in quel primo aprirsi della primavera del 1835, veste panni veramente inconsueti per venire a capo delle molte e non semplici difficoltà che si opponevano alle nuovissime nozze con una acattolica. L'Eminenza reverendissima e carissimo zio cardinal Morozzo, ohe, in fatto di sentimenti religiosi dell'ardente e ardito nipote, doveva avere qualche
0 Roma, Museo Centrale del Risorgimento, b.a 547, fase. 16. Su queste nozze vedii N. VÀCCALLUZZO, Saggi e documenti di letteratura e storia, Catania, 1924, pp. 282-292; id., Massimo d'Azeglio est., pp. 307-312. Vedi ora, per i rapporti della madre di Massimo con la nuora, A. OTTOLIM, Cristina d'Azeglio, il figlio Massimo e Giulia Manzoni, in Nuova Antologia, a. 77 (1942), fase. 1698, pp. 235-242,