Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno <1943>   pagina <398>
immagine non disponibile

398
Alberto M. Ghisalberti
opinione personale, non poteva certamente non rimanere edificato di fronte allo zelo e alla pietas di Massimo. Le cinque lettere che seguono sono di un singolare interesse e ci mostrano un d'Azeglio prcsiccardiano che riteniamo del tutto nnovo agli studiosi. Preoccupazioni morali e ansia di nuova vita, argomenti religiosi e larvati accenni a ributtarsi a recitare il Massimo ancien regime, nulla manca in mesti appelli diretti all'alto prelato. Che cosa non è disposto a fare per poter condurre all'altare la sua Luisa? Ci vorranno trentanni per arrivare alla scena ultima e all'ultima battuta: Vedi, Luisa, come al solito: quando tu arrivi io parto, ma meno, molti meno per vederli definitivamente separati, ciascuno per la sua strada, pur restando amici cor­diali e pronti a scambievole aiuto. Per ora, pur di realizzare il suo nuovo sogno d'amore, Massimo non esita a mettere a rumore e ciclo e terra e a lottare in persona prima e con Taiuto del parente porporato con la Corte di Roma, e a sfidare i molti malumori e pettegolezzi di casa Manzoni e dell'ambiente artisticoletterario milanese.
L
Eminenza Rev* e Cor0 zio,
Sono stato questa mattina dall'Em Arcivescovo, al quale dopo aver presentato il plico rimessomi dall'E. V., ho esposto il mio affare pregandolo a volermi accordare il suo appoggio presso la corte di Roma* Malgrado la somma gentilezza còlla quale mi ha ricevuto, mi è parso conoscere che ripugni a prender l'iniziativa in questa domanda, e si è mólto diffuso sulla difficoltà d'ottenere il permesso di fare un tal matrimonio m Ita-Zia, aggiungendo che in Milano ve n'era un solo esempio. Tuttavia volendo tentare d'otte­nere una tal dispensa, egli crede che bisognerebbe far così: che VE. V. scrivesse prima al Cardinal De Gregorio onde s'impegnasse in mio favore, ed egli stesso indicasse il modo col quale l'Arcivescovo di Milano potrebbe cooperare alla riuscita dell'affare.
Ho creduto di dover informare VE. V. punto per punto della risposta del Card. Arci­vescovo, ora poi lascio alla medesima la cura di tener quella eia che le parrà più con­veniente certo ch'ella sa meglio di noi che cosa convenga di fare. Scrivendo io al Cardinal De Gregorio, secondo son rimasto d'accordo coll'E. V., mi contenterò d'esporgli la cosa, e di domandargli il suo ajuta.
Ieri nel congedarmi daU'E. V. non seppi esprimerle quanto sentivo al vivo la bontà colla quale m'aveva accolto, e parlato, spero ch'ella vorrà esser persuasa della viva grò illudine che provo, e spero che l'avvenire mi offrirà l'occasione di dargliene delle prove. Intanto mi professo con tutto il rispetto
DeWE. V. Dev. oh. servo e nip.
Massimo Azeglio.
Milano, 16 aprile 1835.
ir.
Eminenza Rev* e Cor*0 rio,
VE. V. avrà ricevuto, penso, lettera della Mamma nella quale le partecipa la poco favorevole risposta del Card. De Gregorio. La lettera di quest'ultimo pervenutami poco fa mi dice non aver egli ricevuta quella che VE. V. ebbe la bontà di scrìvere in mio favore Temo che l'inesattezza della posta ini sia slata di grave danno in quest'occasione, poiché se U Card. De Gregorio avesse veduto che VE. V. s'interessa al mio affare forse avrebbe