Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno <1943>   pagina <399>
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Un epistolario da raccogliere, ecc. 399
veduto la cosa sotto un più favorevole aspetto. Da guanto egli mi scrìva Vaver io una bambina, che verrebbe ad acquistare una madre acattolica, forma la maggior difficoltà. A db risponderei, primo, la bambina ha due anni, e prima die possa sentir V'influenza della religione, son quasi certo che la madre sarà ridotta alla Fede; poi il carattere della mia sposa è talmente conosciuto, conosciuta la sua risoluzione durante il primo matrimonio, di educare cattolici i figli se ne avesse avuti, che non v'è motivo per sospettare eh1 ella volesse servirsi della sua influenza per ispirare a mia figlia sentimenti contrari alla sua fede; e posso dire a V. E. come la direi se fossi alla mia uhìm'oru die son certo in questo della sua lealtà e buona fede: in ultimo non so vedere come questa difficoltà sia insuperabile mentre si permettono pure matrimoni in questo genere col patto che i figli sieno cattolici, ed in tal caso questi figli hanno pure o padre o madre protestante.
U Card. De Gregorio aggiunge che prima si faccia l'abjura, poi si farà il matrimonio. A voler prender la cosa cosi non si farà nò Vuno né Valtro. Essa è ferma a non voler rinunziare a ciò che crede vero, per fini d'interesse temporale, e dice solo che cederà alla persuasione, ed acconsente di cercar la verità, discutere le questioni, e ricevere l'istru­zione. V. E. stessa potrebbe condannarla? Si cerca forse che una persona abbia soltanto il nome di cattolica, o pure si vuole che ne abbia i sentimenti e lo sia di cuore? E che buon cattolico diverrebbe quello die senza esser persuaso diviene tale per un interesse di questo mondo?
UE, V. sa le mie circostanze, sa a quanti inconvenienti, a quanti pe[ricoli] posso andar incontro se quest'affare va male. Ella vede che al punto in cui siamo non si può oramai far a meno di condurlo a fine, vede quanto son fondate le speranze che tutto riesca a bene: Ella mi ha ajutato nel principio, non m'abbandoni nel fine. Si tratta di cosa troppo grave, troppo importante per me, che può aver troppe conseguenze, perch'io non la preghi caldamente a voler in quest'occasione mostrarmi prove di quell'affetto che sente per me e far suoi i miei interessi in questa spinosa circostanza. Se crede ch'io vada a Novara per conferire coli'E. V. son pronto, me ne scriva solo una riga, se credesse di scriver di nuovo al Card. De Gregorio, o forse a S. Santità stessa, insomma mi raccomando alVE. V. e mi dito con tutto il rispetto
dev. ób. servo enip.
Milano, 4 maggio 1835. Massimo Azeglio.
m.
Eminenza Reva e Cor" zio,
Morozzo mi scrive che VE. V. non era a Novara in questi ultimi giorni perciò la mia lettera le sarà giunta ritardata. Avrà però veduto in essa che il Card. De Gregorio pensa esser difficile ottenere le dispense di cui abbisogno. Non fio potuto nella ristrettezza d'un foglio, esporgli estesamente le circostanze mie: prego VE. V. a permettere che gliele esponga minutamente. Mi duole ch'ella debba soffrire questo tedio per causa mia, ma ella mi ha accolto quest'ultima volta con tanta bontà, élla è,mio zio, mi ha battezzato, a chi dovrei rivolgermi per trovar ajutO e consolazione se non all'È. V. ?
Ella sa che circa quattr'anni sono fermai il proponimento di mettermi in regola e tener per l'avvenire una condotta migliore della passata. Si ricorderà V. E. che le scrissi pregandola m'indicasse un confessore e mi suggerì Mgr. Gili. Presi moglie poco tempo dopo e procurai vivere pia die potevo da buon cristiano. È piaciuto a Dio die la mia povera moglie fosse quasi sempre ammalata, finche" poi dovette soccombere. Ora io parlerò all'È. V.