Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno <1943>   pagina <400>
immagine non disponibile

400 Alberto M. GhisaWorU
come parlerei in confessione, o come se funsi alla min ulUm'ora. Si pub figurare che vita dolorosa abbia fatto in questi ultimi anni, e per quanto tempo ho dovuto vivere come non avessi moglie* Malgrado le tentazioni cui ero esposto {e VE. V. mi conosce abbastanza perchè non occorra dirle di più) pure coWajuto di Dio posso accertarla che non ho mai mancato al mio dovere* Alla fine non potendo più reggere a tanto contrasto, mi son deciso pel consiglio del Preposto di S. Fedele mio confessore, a superare i riguardi di convenienza che m'avrebbero imposto di tardare almeno tutto Vanno vedovile, ed ho risoluto di contrarre un nuovo matrimonio. V. E. sa, e comprende benissimo quanto fosse difficile per me il trovare una moglie che mi convenisse. Avendo una figlia e non volendo danneggiarla, e le mie entrate essendo scarse era un affare serio. Posi gli occhi su quella di cui ora si tratta, vidi che in ella v'era lutto, e per la lunga conoscenza cito avevo di lei mi persuasi, come ancora credo, che il tempo, la dolcezza, e la persuasione, l'avrebbero fatta tornare alla vera Fede. Tutti mi fecero credere che si otterrebbero le dispense da Roma, perciò andai avanti, conducendo le cose al punto che sono. Ora sorgono queste difficoltà; io le voglio sperar superabili, ma se non lo fossero pensi Vostr'Em" che cosa divento io? Son un uomo rovinalo. Dopo tutti i pettegolezzi the si son fatti, tutti i guai con casa Manzoni essa dovrà lasciar Milano, ed è decisa di farlo. Pensi che desolazione per sua madre e per quella povera famiglia! E se ciò accade addio speranza di conversione: creda che quel che non farò io in questo caso, difficilmente lo farà un altro. V. E. mi capisce e sa che non parlo per pre­sunzione. Ed io, che mi resta a fare se mi trovo carico della responsabilità di tanti guai? Non me la sento di-star più qui neppur io, e mi tocca veder rovesciata tutta la mia esistenza. E come farò per mantenere tutte le mie povere risoluzioni di vivere cristianamente? Pen­sare ad un'altra moglie, quand'anche si potesse cambiar d'inclinazioni come d'un vestito, l'abbiamo pur riflettuto quanto sia difficile trovar cosa che faccia per me. Rimarrei dunque solo, esposto a pericoli dai quali, pensi V. E. se posso aver la forza di salvarmi lunga­mente. Dio volesse che potessi deciderla subito a far l'abiura! Può pensare se lo desidero, ma è in mano dell'uomo il risolvere questi affari? Se le ragioni bastassero per cancellare dal cuore pregiudizi radicati dall'infanzia, non vi sarebbero più protestanti, poiché le ragioni contro di loro sono invincibili. Ma pensi V. E. una povera donna che non ha mai studiato queste materie che è stata tenuta da parenti sin dall'infanzia nelle loro opi­nioni, le ha credute senza esaminarle, come è possibile che le cambi interamente in un momento? Io ho già fatta molta strada per condurla al bene. Al principio mi diceva che se avesse creduto ch'io potessi persuaderla, sarebbe piuttosto fuggita. Poi ha cominciato ad ascoltarmi. Si è convinta di molti pregiudizi che aveva contro il cattolici smo. Poi mi ha confessato che avea dei dubbi sulla sua fede. Ha detto che acconsentiva a leggere ed ascol­tare tutto ciò die vorrei e che se venisse persuasa si farebbe cattolica senza riguardo per nessuno. Ora è essa la prima a domandarmi dei libri, e a parlare di queste materie, e gli è uscita già di bocca il dubbio di poter un giorno cambiare. Sa V. E. che nelle donne specialmente le ragioni fanno sicuramente, ma fanno altrettanto i moti del cuore. Questi giorni addietro la bontà colla quale la Mamma e l'eminenza V* hanno veduto questo matri­monio le hanno fatta grandissima impressione: ha detto vedo che fra cattolici non v è quell'intolleranza che credevo. Ma ora la risposta poco favorevole del Card. De Gregorio ' ci ha fatto far dei passi indietro. ìii venuto il sospetto che si voglia col negar le dispense obbligarla ad abiurare addirittura; dice dunque mi vogliono vincere con altre armi che con quelle détta persuasione; e V. E. creda a me che la conosco, d un'anima che non cederà mai ad altra che al convincimento, alla dolcezza, ed ai modi aperti e leali. Purtroppo essa pone fermezza dove non si dovrebbe, ma è errore d'intelletto, e VE. V. deve compatirla e non giudicare e misurare la testa d'una povera donna alla sua; ma il cuore si vede che