Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO, MASSIMO TAPARELLI D'
anno <1943>   pagina <404>
immagine non disponibile

4-04 Alberto M, GhisalberU
questo vi sia gran paura fra la genio. S*i veduto che. non irà aumento di mortalità per questo, e. che con cura, ed attenzioni il perìcolo di prenderlo diventa minimo, tanto pia nelle persone comode. Sicché ricordati che i principali antidoti sono quiete d'anima, e vita sobria, e non dubitate che ci rivedremo ancora nel mondo di qua. Un?altra precauzione vi sarebbe da prendere, che però non dipende dall'individuo, ed è di non ostinarsi a far quello bene­dette processioni che, leggendo la storia di tutte le pesti, epidemie ecc. da 400 anni in qua, si trova, hanno sempre accresciuto il contagio, come è naturale, invoce di scemarlo. Eppure gli uomini hanno sempre seguitato (almeno in certi paesi) a volerle fare, e prosit a loro. Come t'ho scritto un'altra volta, la riflessione e lo studio m'hanno fatto adottare idee reli­giose che non avevo anni addietro, perciò se parlo cosi non è per disprezzo; ma anzi per non deturpare-quella religione stesso, che ha deciso coli'organo del Concilio di Trento che fosse assolutamente proibito l'attribuire una virtù- particolare ad una immagine, dirò sempre che è una delle più pazze stravaganze dell'umanità quella d'immaginare che la Madonna s'impegnerà più. caldamente ad intercedere per noi perchè un suo ritratto (probabilmente poco somigliante) è portato a spasso da 5 o 6 mila persone per le strade d'una città. Se tutto queste persone invece di esporre in questo modo i toro concittadini a un male maggiore, se ne stessero a casa loro pregassero Iddio di cuore, rinunsiassero agli odj, aWavarizia, ai visi. Servissero gli infermi, facesser del bene e sopportassero il male, credo die farebbero a Dio una miglior offertagli quella di andar a spasso senza calzette nel cuor dell'estate. Qui a buon conto l'Arcivescovo ha proibito le processioni, ed il colera non è stato che poca coso* Del resto tutto quello che dico a te non andrei a predicarlo né in Tra* stevere né ai Monti, per l'affetto che porto alla pelle del predicatore.
Mi rallegro che nessuno dei nostri amici abbia sofferto, speriamo die tutto finisca bone. Ti prego in quest'occasione di aver cura di Carolina; ti mostrerai così vero amico di lei ed a me, quale ti ho sempre tenuto: se mai ti trovassi nel caso di dover ricorrere all'ajuto d'alcuno, fa che io sia quello. Fin dove potrò non mi rifiuterò mai. Salutami Nanna, e tuttiiMasio, Cavalieri, Bfig", i Paris: e Carluccio? Non ne ho saputo altro. T'abbraccio '
Aff0 Massimo Azeglio 0
Da una pubblicazione inlogrule dell'epistolario verrà fuori la più ricca documen­tazione per un appropriato commento ai Miei Ricordi. Cosi nella seguente lettera al Sartori troviamo una conferma del gustoso episodio del cadetto dei doganieri, coupé téle di collegio, cui accenna nel XXXIV capitolo del volume, ed anche un'allusione all'interesse di quel suo viaggio, che non era di sola natura artistica.
0 Roma, Musco Centrale del RisorgimouLo, b.a 547, fase. 'Ifi. Non so cojsa pagherei di credere nel peccato originale! Andrei a farmi benedettino alla Cutt-y,' a Santa Scolastica. Pagando cinquemila franchi una volta, vi mantengono per tutta la vita, scriverà al Torelli il 28 ottobre 1864 (PAOLI, op, cit., g> 201). Atteggiamento che non gli impedita di scrivere nel testamento nobilissime, e sincerissimo parole: Primieramente io prego il mio Signore Iddio d'accogliere l'anima mia immortale, concederle perdono, e condurla a quel luogo pel quale l'ebbe creata, o tenuta sa questa terra. Egli sa che in tutt'i giorni della mia vita io l'ho pregato nella since­rità del cuore: che ho sempre tenuto per fermo, che amaro la giustizia, la verità, ed il sacrificio di so al bene altrui, fosse il miglior modo di adorarlo e servirlo. So questa mia fede non l'ho posta in pratica, com'era mio debito, io gliene biodo perdono e confido nella sua clemenza.