Rassegna storica del Risorgimento

VENTURINI ARISTIDE ; SAFFI AURELIO
anno <1943>   pagina <412>
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Libri e periodici
mutare di quella specifica storiografia sotto la spinta d'interessi, non soltanto scien­ti fin e cui tarali, ma largamente polìtici e umani.
Al Croce e all'Egidi, tatto sommato, si rifa, praticamente, il Monti per tracciate un breve quadro dello volgimento della storiografia italiana dai primi dell'Ottocento ai giorni nostri. TJn quad ro. abbastanza preciso nella sua stringatezza, senza deviazioni teoretiche, nel quale, pesò, offende io sguardo qualche nome collocato fuori della sua luce effettuale, qualche spunto di giudizio, magari implicito, al quale non consente una più matura esperienza critica. Cosi, i nomi del Ricotti e del Tabarriui, sullo stesso piano, fra gli scrittori di opere <c di minor eco; e il primo inserito, con qualche artificio, fra i pia schietti rappresentanti dell'indirizzo neo-guelfo. Un rilievo troppo alto dato al Graf, al del Lungo, al Fedele fra i più àbili collettori di documenti L'assegnare troppo energicamente l'Ansilotti al grappo della scuola economico-giuridica, dalla quale, già nel breve corso di sua vita terrena, lo faceva distinto l'acato vigile senso dei valori ideali, diciamo pure, senz'altro, filosofici e pedagogici. Né penso altro che per giuoco del contesto, della frase, più che per il suo schema Per la Storia delle Signorìe e del diritto pubblico italiano del Rinascimento, Io stesso Anzilotti è fatto rientrare (p. 6) fra coloro i quali si volsero specialmente al Medio Evo .
La conchiusione del breve esame fatto dal Monti accenna al persistere di una crisi, fatta, un po', della sopravvivenza degl'indirizzi eruditi o materialistici propri del secolo passato, un po', della scarsa resa di quanti, a parole, affermano l'esigenza della storiografia eticopolitica. Crisi c'è, di certo. Ma a me non pare consista proprio e sol­tanto in questo. La soluzione di quel problema l'effettivo sorgere e affermarsi della storiografia eticopolitica non implica la scomparsa degli altri tipi di storia, che sarebbe come lo sparire degli altri tipi di uomini dalla faccia della terra per il solitario trionfo, metti caso, del sofista. Da una siffatta uniformità Dio ci salvi! chi potrebbe, allora, far da solo tutti quei lavori preparatori, in cento sensi, anche per un solo argo­mento, quali presuppone, in qualche modo sgrossati, la ricostruzione eticopolitica? Nella vigna del Signore c'è fatica per tatti, e la sola reale crisi ammissibile, in un mondo di lavoratori, è la disoccupazione forzata. Ma se crisi c'è, gli è perchè questa storia etico-politica tatti ne parlano, nessuno o quasi la fa esige la risoluzione in ter­mini di filosofia, in rapporti, delle varie ipostasi o miti. Stato, Nazione, Società, classe, individuo , di che le altre tendenze si fanno idoli, e la cui unità non basta postulare in trattazioni meramente logiche, ma è forza dimostrare, effettuare in più vivo e complesso terreno. Affermare, cioè, non a chiacchiere, ma a fatti, come motivi unitariamente e però dialetticamente operanti nel concreto e quotidiano vivere. SI che crisi c'è. veramente, ma al di qua o al di là della storiografia letteralmente intesa, nella storia vivente. Com'è, del resto, logico che sia, se la storiografia non è inerte gioco intellettuale, ma tangibile espressione della realtà umana in movimento.
Molteplicità di compiti e di stili non significa, immediatamente, anarchia. Anzi, non è nemmeno concepibile l'ordinato gioco di tante forze cospiranti, ognuna per la sua via, allo stesso fine senza una formale organizzazione e disciplina del lavoro. I grandi sbozzi del lavoro erudito, i piccoli titanismi della ricerca ancora superficiale dei secoli XVTl'e XVUt non sarebbero, oggi, nemmeno concepibili. Né sufficienti a cogliere in tutta la sua ampiezza l'orizzonte prefisso alle sintesi ricoBtruttive moderne le ristrette società di amici, di colleglli, di concittadini, che rappresentarono, spesso in un manie­rato stile di accademia, le formo collaborative tipiche del secolo passato. Dello sforzo che anche allora fa fatto per dilatare la cerehia, accogliervi forze d'ogni parte d'Italia, stabilire contatti e interferenze fra i nuclei cittadini o regionali, assommare, nei dibat­titi non sempre fruttuosi dei congressi, i risaltati dello separate e divaganti ricerche, il Monti traccia un chiaro profilo senza pretese di compiutezza, per giungerò, attraverso quella graduale ascesa, e seguendo qualche isolato voto apparso in quegli anni sin dal primo- Congresso napoletano del 1879 quasi a logica conclusione del travaglio,