Rassegna storica del Risorgimento
VENTURINI ARISTIDE ; SAFFI AURELIO
anno
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1943
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pagina
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413
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Libri e periodici 413
oUa fondamenta riforma de Vecchi del 1935 degli istituti e delle società storiche italiane. .
Alla luce di questa, come sua conseguenza immediata, anche se di breve esperienza nel tempo, egli presenta il complesso lavoro degli studiosi italiani nel quinquennio preso in esame.
Fatica grossa, e, in fondo, felice. Che non era cosa semplice raccogliete, illustrare, classificare, ordinare. Né sempre prudente. Il Monti ha bene avvertito il pericolo, presentendo i mediocri risentimenti individuali, chead acquetarli tutti bisognerebbe trasformare la rassegna in una fiera delle vanità. D'altra parte nel suo buon diritto non poteva rinunciare alle sue preferenze di studioso, distendendosi a miglior agio sugli argomenti di suo consueto interesse, accettando o rigettando indirizzi, ipotesi* principi di varia consistenza o figura. Se ha peccato e chi non pecca? j è statò d'indulgenza, diciamo meglio di cortesia. Troppo spesso un infaticabile, un benemerito* un valente hanno tutta l'aria, conferiti a certa gente, di quei titoli di egregio di illustre e diarcichiaro, che sprechiamo nelle intestazioni epistolari, proprio senza convinzione. Non dico che la cortesia, figlia della buona educazione, non sia ottima cosa; ina quando si è nell'impegno di dare agli altri un mezzo di orientamento, un tantino di severità non stona, e ci starebbe a tutt'agio quella sorella villana, di che padre Dante ha fatto l'elogio.
Una qualche deficienza nel chiarire il contenuto di molti scritti non va messa sul conto dell'A. ; ma dei soliti benemeriti editori, che sognano, probabilmente, inesauribili tesori a disposizione degli studiosi che si accingono a queste ìmprobe fatiche, e speculano, sornioni, su una pubblicità, affatto gratuita, assai più. scria e profonda che quella effimera del te Libri ricevuti in corpo mimmo nelle estreme colonne di giornali e gazzette.
Andare alla ricerca di piccole sviste date di pubblicazione, titoli di scritti, lievemente alterati, errori di stampa in tanta congerie di nomi e-di cifre rasenterebbe il colmo della pedanteria; e ce ne asteniamo. Del resto, l'appendice bibliografica, redatta con criterio semplice e utile, rimette le cose a posto, e indica al lettore il modo onde ricucinare, a suo piacere, la multàfaria materia.
Non fosse che per questo, il libro vale e serve più. che non dica il suo titolo.
Ma esso non è, non vuol essere abbiam detto soltanto uno strumento d'indicazione bibliografica, ma una valutazione, un consuntivo, che fornisca notizia sintomatica del bene o mal essere della recente storiografia italiana e suggerisca, di rimbalzo, rimedi.
li bilancio generale tratto, in tal senso, dal Monti riesce un pochino ingarbugliato. Che il garbuglio stia nella cosa o nel giudice, non è ben chiaro: forse più.nella prima che nel secondo. Il quale si dichiara, sì, soddisfatto e contempla ammirato il molto che .si è fatico in cinque anni dal metodico lavoro delle società, degli istituti, delle deputazioni. Ma, poi, si domanda se il buono è in proporzione del tanto, e osa, finalmente, deplorare la tendenza olla burocratizzazione che qua e là si è manifestata, la rude indigerita mole delle schede ricavate da ogni parte, senza criterio di valutazione. Un lavoro, diciamolo francamente, d'accordo con il Monti, che non serve a nessuno. Allo studioso occorrono soltanto i materiali utili, e l'indicazione topografica della loro esistenza. Ma solo di quelli presumibilmente utili. Altrimenti, l'indicazione è superflua. Tutti, press'a poco, sanno che esistono riviste e giornali: se ini obbligate a rivederli tutti, uno per uno, per scortare il superfluo, il fatuo, l'errato, c'era proprio bisogno di un cartello indicatore del punto ove si trovano queste bellissimo cose?
Queste conclusioni, del resto serio* sincere, inoppugnabili, dicono bene che il Monti ha sopra tatto, seguendo il tuo noto stile, in mente la ricerca erudita, lui, l'infaticabile questa volta ben detto disseppellitore di documenti rivelatori di aspetti obliati o men chiari di fatti e di questioni 1 La sua critica, non va oltre. Al di la, esprime soltanto una sua generica insoddisfazione, un vogo bisogno com'egli dice di