Rassegna storica del Risorgimento

VENTURINI ARISTIDE ; SAFFI AURELIO
anno <1943>   pagina <414>
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414 Libri e periodici
sintesi. Ora, questo discorso della sottesi come qua! cosa che superi la ricerca o le si aggiunga, discorso che tanti altri oggi fanno, non è esattamente fondato. È molto probabile che da certe ricerche, male orientate, non c'è nulla da ricavare: tutto, ai fini della soluzione di qualche problema, dovrà essere ritentato ab ìmis. E altrettanto probabile che certe altre, in apparenza semplici analisi, esumazioni, edizioni, siano indici abbastanza significanti, chi sappia leggervi, di tutta una ricostruzione. Il para­gone è vecchio e calzante: vale più un'ottava ben letta di un poeta, meglio ancora da un poeta, che dieci pagine di critica o di esegesi stilistica o testuale. Yale, beninteso, per obi ha buon orecchio. Cosi dei documenti, che sono sempre, alla fine, pezzi scelti, collocati in certa luce, insomma, come si dice, valorizzati. Gli stessi grandi storici di tutti i tempi non hanno fatto altro che ricucire insieme le ben riordinate serie docu-mentane. Quel cucire, che è tutto; e, in fondo, nient'altro che lo stesso scegliere e ordinare. H guaio è che proprio la scelta e l'ordine spesso mancano. E allora, che c'entra la sintesi?
Fortunatamente, non è sempre cosi. E, se non temessi di turbare la modestia del Monti, saprei dirgli di tale o tale altra sua pubblicazione analitica, che ha tutto il valore di una ricostruzione, e indica, con esattezza, il suo gusto, le sue meraviglie o ammirazioni, il concetto ch'egli si è formato di certi valori storici e della storia in gene­rale. L'ampiezza del respiro sta dentro, non fuori del pensiero animatore dell'opera Storica. Se non fosse così, il più grande respiro toccherebbe al Galluzzi anzi che al Machiavelli, al Tiraboscbi più che al De Sanctis, agli scrittori di storia universale,, non all'autore dei commentari.
A questo equivoco, forse, si deve anche una certa languente sbadataggine, con la quale, quasi per finire, e senza impegno, il Monti accenna ad argomenti, a temi, che potrebbero o dovrebbero esser trattati. Né saremo tanto scortesi da replicare che i solo temi degni di essere trattati sono quelli che lo storico sente, quelli nei quali egli esprime la sua personalità. Il Monti, che sceglie con tonto estroso vagabondaggio i suoi temi, lo sa benissimo, e sa ancor meglio che nessun suggerimento esteriore pud modi­ficare il temperamento, come di un artista, così anche dello storico.
POMPEO FALCONE
CLELIA. FANO, Francesco V - II Risorgimento nel Ducato di Modena e Reggio dal 1846 al 1849; Reggio nell'Emilia, La Poligrafica reggiano editrice, 1941XIX, pp. 217. L. 16.
Sii lavoro postumo di una appassionata studiosa, Clelia Fano, spentasi a 75 anni a Reggio nell'Emilia il 26 ottobre 1940. Il suo nome si raccomanda soprattutto a tre monografie che tendono ad illustrare, nelle linee fondamentali, le vicende dei domini estensi durante il nòstro Risorgimento dal 1796 alla sconfitta di Novara. Quest'ultimo volume, che segue a Documenti e aspetti di vita reggiana {1796-1802) e continua Fran­se? IVf è limitato al 1846-49, cioè al periodo più importante del principato di Fran­cesco V; ed è indubbiamente il meno riuscito, non perchè vi scarseggino dati e notizie, ma perchè il materiale informativo, raccolto per la massima parte di seconda mano, non è stato convenientemente elaborato né fuso in una unita solida e organica. I per­sonaggi, visti soltanto dall'esterno, ai muovono senza spicco e senza riflessi; e il racconto procede, per lo più, disarticolato, monotono e freddo.
Dell'ultimo Duca austro-estense che de il titolo al libro (e al quale sono dedicati appena due capitoletti, il primo e l'ottavo) ben poco si dice che già non conoscessimo delle biografie del conte Bayard de Volo, del Veratti e del Bosellmi.
Giustamente PA. non gli nega una certa bontà naturale: bontà invero piatta e incolore, da borghese, senza lo slancio del padre, il quale, quando volle, seppe essere munifico e gran signore; e cita a sua lode parecchie provvidenze a beneficio di lavora-