Rassegna storica del Risorgimento

VENTURINI ARISTIDE ; SAFFI AURELIO
anno <1943>   pagina <415>
immagine non disponibile

Libri e periadici 415
tori, di poveri, di orfanello, e in particolare della classe degli impiegati, che in momenti di rincaro dei viveri soffrivano più dei poveri dichiarati. La Fano ricorda anche alcune sue innovazioni giudicate nel complesso buone, quali la sostituzione del Ministero dell'Interno a quello di Pubblica Economia ed Istruzione, il ripristino del Ministero di Governo perla sola Polizia, l'incremento dato agli studi a Modena, e segnatamente, la promulgazione dei vari codici rinnovati (il Codice civile, ad esempio, fu, a detta dei competenti, se non perfetto, tra i migliori dell'epoca); ma il carattere del principe è colto solo di scorcio né sono messe adeguatamente in rilievo le sue ambiguità e le sue incertezze, dovute alla sua natura chiusa tarda e poco sensibile. In una sol cosa egli fu sempre coerente (qualche cenno ce ne dà VA. in qualche nota) duro, infles­sibile: nell'odio feroce contro tutti coloro che amavano la Patria; odio che gli ero entrato per atavismo nel sangue profondamente. Negli altri sei capitoli dell'opera sua ['A. espone, un po' troppo succintamente, le circostanze che concorsero a produrre a Modena e a Reggio la rivoluzione del 1848 e narra gli avvenimenti che ne seguirono (il Governo di Reggio, la fusione con quello di Modena, l'unione con il Piemonte e i quaranta giorni del Governo piemontese) sino al fatale ritorno del Buca, ritorno preparato dagli spirituali dissidi, dalle defezioni, dalle dubbiezze, dagli errori, talvolta involontari, degli uomini del tempo. Ma l'A. non ha fatto all'uopo indagini par­ticolari (e l'importanza dell'argomento ben lo meritava): si è, accontentata di seguire passo passo il Bianchi (I Ducati estensi dall'anno 1815 al 1850) di cui ha riportato talvolta intere pagine integralmente, o quasi, e documenti e atti di ufficio e proclami, senza però far cenno mai della sua fonte, neanche nelle note e nelle appendici. E cosi di alcune figure che bisognava più accuratamente scandagliare perchè rimaste un po' in ombra o perchè non giudicate con la serenità dovuta, e di molti fatti non ancora ben chiariti e nella lor genesi e nel loro sviluppo essa nulla dì più ci offre di quel che ci ha dato il Bianchi, il quale, ognun sa, ha il merito di aver raccolto molto materiale prezioso, per lo più ignorato, ma decurtandolo o riproducen­dolo solo in rapidi estratti, sicché viene a mancare nelle sue opere, spesso, la netta e precisa visione dell'insieme. Mi fermo ad un solo caso. Pietro Berossi di Santa Rosa, commissario straordinario del Governo sardo nei Bucati .di Reggio e Guastalla, ebbe ad incontrare nel disimpegno del suo compito delicatissimo molte difficoltà più gravi che PA. non metta in evidenza, e il suo. comportamento fu più nobile, più fermo, più costante di quel che non appaia dalle pagine frettolose della Fano, La quale ha dimen­ticato, tra l'altro, che un forte intralcio alla sua libera azione gli fu procurato dai tor­bidi che nascevano ogni tanto in Guastalla, la quale, avendo ritardato a votare l'annes­sione al Piemonte, non fu dapprima assegnata ad alcun commissario. Essa pretendeva di essere eretta in provincia separata ed autonoma, pretesa, come giustamente scri­veva il Berossi al suo Governo, assai puerile, perchè non contava in complesso che poco più di venti mila anime. Si aggiunga cheli Comune di Reggiolo che ne dipendeva, voleva star unito a Reggio se Guastalla si fosse staccata, sicché questa si sarebbe ridotta all'in- circa a 17.500 abitanti. Né la Fano mette in chiara luce l'altra ardua questione di cui urgeva la soluzione, cioè la sollecita convocazione dei Collegi elettorali. Secondo la legge piemontese le liste degli elettori dovevano essere formate dai Consigli comunali mentre nei Ducati non esisteva la rappresentanza municipale; inoltre la legge eletto­rale stabiliva una tariffa proporzionale al numero della rispettiva popolazione dei Co­muni, e per tale legge, poiché i Comuni del Bucato di Reggio superavano tutti i dieci­mila abitanti, sarebbero dovuti esser elettori soltanto quelli che pagavano quattro­cento lire dì. affitto, cioè un numerò di votanti assai esiguo. Il Santa Rosa compilò subito un progetto di decreto per la Circoscrizione provvisorio, progetto che rivela spiccata sagacia politica. In virtù del quale si óchiarava bastevole noi Comuni esistenti nei Bucati di Reggio e di Guastalla, data la loro speciale condizione, il censo di venti lire stabilito per le altre province dei Regi Stati. In tal modo si sarebbe di molto accresciuto il numero desìi aventi diritto al voto. Ma il progetto non ottenne