Rassegna storica del Risorgimento

VENTURINI ARISTIDE ; SAFFI AURELIO
anno <1943>   pagina <416>
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416 Libri e periodici
l'approvazione ministeriale, e si dovette rifare in base ad altri criteri, U che fa causa di dicerie acerbe e maligne da parte e dei retrivi e dei mazziniani.
Neanche l'opera spiegata dai Commissario piemontese per impedire l'invasione nemica nel luglio e nell'agosto del 1848 è sufficientemente lumeggiata/La Fano ricorda, sì, i patriottici discorsi con i quali egli eccitava gli animi depressi dei cittadini (bellis­simo il proclama, che l'A. non riporta, nel quale il Derossi afferma energicamente e fieramente, che quando si tratta di salvare il proprio retaggio la propria famiglia i santnari della propria religione dalla violazione e dallo sterminio, ogni mano, ogni brac­cio deve alzarsi armato, centuplicare la resistenza, accumulare la minaccia sul capo dei barbari che vogliono la (nostra) ruina); ma tace che ogni suo saldo proposito di lotta ad oltranza fu reso vano, perchè non solo mancò lo slancio nei giovani ma perchè lo stesso Comitato del Municipio di Reggio supplicò il Santa Rosa a non voler esporre la popolazione sbigottita ad una pericolosa resistenza. Interprete del sentimento della maggioranza si fece anche il Vescovo, che con lettera dell'8 agosto pregava cal­damente il Commissario perchè volesse allontanare dalla città la sciagura di vederla compromessa nel doloroso frangente.
La parte veramente nuova di quest'ultimo saggio della Fano è quella relativa alle condizioni degli stadi nel Reggiano e nel Modenese nel triennio 1846-49. Apprendiamo, così, che anche sotto il Governo retrivo di Francesco V l'Università di Modena si arric­chì di nuove cattedre e di vistose collezioni scientifiche e che si riordinarono il Liceo di Reggio e gli studi letterari e filosofici presso i Padri gesuiti a Modena, a Reggio e a Massa; che nel Liceo di Reggio vi erano anche professate le facoltà legali e di matema­tica oltre i corsi di Clinica chirurgica e di Ostetrica teorica e pratica* che Ginnasi comu­nali erano anche in centri minori, come Bresccllo, Novell ara, Gualtieri, Fanano, e che in tutto lo Stato in complesso vi erano oltre settanta tra scuole elementari e normali. Né mancava un certo fervore per la cultura scientifica e letteraria, come lo provano alcune riviste che raccoglievano periodicamente articoli scelti italiani e stranieri ine­diti allo scopo di offrire alla gioventù un campo di emulazione e un mezzo di formazione spirituale.
Il Governo provvisorio di Modena e Reggio soprattutto ebbe a cuore l'elevazione intellettuale del popolo che doveva risorgere a nuova e vera vita: e in quei giorni leva­rono nobile voce in servizio della Patria Luigi Sani e Prospero Viani, che ammonivano i governanti ad instaurare prontamente un nuovo sistema di studi tale che coraggio­samente superasse una folla di pregiudizi tanto per le materie quanto per i metodi d'insegnamento, pregiudizi che ostacolavano la missione di civiltà della scuola. Si chiedeva di ispirare qualche nuovo gusto, d'imprimere un nuovo ritmo tra teoria e pratica, tra Bpeculaziono e fatto, tra educazione e mondo. La lotta era naturalmente contro i Gesuiti dei quali non si risparmiavano neanche i testi usati: per esempio, l'Alvaro e il Dcacolonia, definiti tormenta usati dai Reverendi Padri per flagellare i poveri ragazzi. I Gesuiti vennero espulsi con un decreto di legge risoluto, ma i governanti peccarono poi di soverchia indulgenza, tant'è che non pochi di essi poterono sotto mentite spoglie ritornare dal confine e trafficare liberamente per inde­bolire il movimento della rivoluzione.
Le notizie dateci dalla Fano in questo campo sono indubbiamente importanti perchè ci dimostrano che anche negli Stati estensi, ad onta delle influenze reazionarie (l'argomento invero meriterebbe una ben piàlarga trattazione) ci fu un moto abbastanza fervido, rivolto a formare le menti, a coltivare i sentimenti, a svegliare la coscienza nazionale. Sa questi punti lo Fano si sofferma spesso anche di sfuggita e con partico­lare insistenza; il che ci testimonia dell'amore ch'ella ebbe per la scuola, alla quale prodigò per 45 anni, infaticabilmente, il meglio del suo cuore bennato e della sua aperta intelligenza lasciando di sé il ricordo più duratura e più degno.
MASINO CraÀVEGSfA.