Rassegna storica del Risorgimento
VENTURINI ARISTIDE ; SAFFI AURELIO
anno
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1943
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pagina
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418
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Libri 4 periodici
Tanto basta, pensiamo, a far ben intendere al lettore non indulgente, ma colto e scaltro, in quol modo, attraverso quali rilievi, partendo da quali presupposti, giungendo a quali felicissime conclusioni, sarebbe capace lo Sterpa di offrirei nuovo ed originale Commento vuoi de I Promessi Spasi* vuoi de La Divina Commedia, o magari dell'opera robusta ed agile d'uno de* tanti mistici ed asceti medioevali, e, per esempio (perchè no?), del buunuvcnturiauo Itinerarium Mentis in Deum, che pur fu teologicamente ed. artisticamente detto opus iuuuensuiu , e che, secondo quanto atte? stano studi recentissimi od autorevoli, fu certo all'Alighieri non ultima fonte di fresca e perenne ispirazione.
Da quel che siam venuti dicendo ed osservando, ad escludere definitivamente e senza appello di sorta, la presenza d'ogni benché minimo alilato artistico né frutti copiosi del gran genere dell'oratoria sacra, non è che breve passo. Bossuet e Segneri posson pur dirsi ben sistemati, una volta per sempre, ed a pieno dispetto dell'opinione comune. Lo Sterpa, invero, non si stanca mai di ripetere ad ogni pie sospinto e con insistenza per lo meno strana ed indiscreta, che troppo spesso nelle Memorie del Pellico affiora la preghiera stessa bella e fatta, in cui naturalmente noi lettori non possiamo non sentire... il peso delle parole più che l'alito della fede che le solleva; ivi invece della conquista della religione c'è la persuasione, dalla quale è facilissimo passare all'insegnamento dei benefici di essa, alla didascalica religiosa. Allora si sorvola il momento dell'arte e si va a cadere nella predica, la quale, anche se benissimo fatta, mai sarà arte, mai ci parlerà colla profondità di questa.
Non vogliaru perderci in lunghe, e probabilmente vane indagini sul carattere e sulla serietà delle fonti estetiche e critiche alle quali dovrebbe pur essersi abbeverato il nostro Chiosatore, onde trinciar giudizi si sorprendentemente strampalati, onde formular, con sconcertante disinvoltura, pensamenti si lontani dalle più indiscusse e più sane tradizioni. Ci sia, viceversa, concesso mettere hi qualche rilievo le non trascurabili conseguenze che, logicamente, ne derivano. Sulle false basi d'una inesistente e cervellotica antinomia fra predica ed arte, ci gabella lo Sterpa per nettamente inferiori all'alto elima generale del libro, per esteticamente scadenti, e, talvolta, per moralmente non raccomandabili, alcuni fra i tratti più universalmente gustati, più largamente indiscussi, o più ammirevolmente e profondamente aderenti e consoni alla prassi evangelica.
Ma v'è di più, e, diciamolo pure, di peggio. Mimmo Sterpa non si perita di asserire, partendo -sempre dalle ricordate pregiudiziali, che i Doveri degli Uomini del Pellico sono un'opera fallita, un'opera che non si ricorda più e per cui è vano il tentativo delle ristampe. E due pagine dopo non sa trattenersi dell'aggiunger e:<l Sono le Mie Prigioni diverse dai Doveri degli Uomini? Se le Prigioni fossero un vero capolavoro la risposta... dovrebbe essere pienamente affermativa. Invece non lo è. E pur asserendo, bontà sua, che non può essere neanche del tutto negativa, preferisce finalmente concludere sostenendo che ben più religioso di questo Pellico (cioè del Pellico graniticamente cattolico) fu un altro uomo del nostro Risorgimento: il Mazzini.
Ne viene di conseguenza, altro brevissimo e deprecabile passo, l'esaltazione entusiastica de' Doveri degli Uomini del Ligure in confronto a quelli incomparabili del Saluzzese; e più, e peggio ancora, il sottinteso, ma lapalissianamente evidente riconoscimento d'una pretesa superiorità etica del vuoto teismo di mazziniana memoria, ne' rispetti di quanto costituisce l'imponderabile patrimonio del pensiero religioso tradizionale. Di quel teismo, cioè, che appunto per essere assolutamente privo d'ogni vera aura di vita, d'ogni profonda, e tumultuosa, ed umana rispondenza, ad altro non valse col passar degli anni, che ad avvolger sempre più l'instancabile e nobile Cospiratore io freddo sudario di tetra solitudine, tra i raggi smorti di pallido e malinconico tramonto.
Sta di fatto che Mimmo Sterpa, e non è solo, non ha voluto, o, meglio, non ho saputo, accìngendosi all'ardua bisogna, riandando col Pellico presso lo cime più alte
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