Rassegna storica del Risorgimento

VENTURINI ARISTIDE ; SAFFI AURELIO
anno <1943>   pagina <419>
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Libri e periodici 419
del sentimento, dell'umore, e del dolore, della religiosità, non ila saputo superare defi­nitivamente, come pur irebbe stalo degno e necessario a più di cento unni di distanza, l'acre e verboso clima polemico, che invano tese ad intristire l'eco pura ed argentina che cosi suggestivamente e quasi per incanto accolse il primo, timido mostrarsi del caro e dimesso libretto. Tra neri e bianchi accanitamente e parimenti nemici e detrat­tori dell'opera mirabile, lo Sterpa ha sentito ancora lo strano bisogno di condividere, almeno parzialmente, la non eommendcvolissima opinione di quelli, ultra liberali usava chiamarli il Pellico, che facevan all'ex reo di Stato la grazia di reputarlo sol­tanto un uomo meno eroico di loro, un uomo che i patimenti avevano in un certo senso sminuito.
Cose tutte, che, a nostro modesto parere, nascono solo e fatalmente dall'errore, anche troppo comune, di non voler prendere Le Mie Prigioni per quello, che, nel pensiero, nel cuore, ne' disegni del pio Saluzzese dovevan pur essere, ed effettivamente ed innegabilmente sono. E quanto dire per un librò puramente ed esclusivamente religioso, tutto volto a descrivere in semplicissimi termini e lineari l'alta e vissuta storia del ritorno di un'anima grande a Dio, attraversa le prove forse più dure, che possan darsi nel mondo.
Opera dunque che ha valore di efficace esemplificazione a tutto beneficio del prossimo, e che non rappresenta se non piano referto di felicissimo ed eroico esperi­mento di messa in pratica delle più elementari e belle massime evangeliche.
Chi altro ricerca, o crede trovarvi, prescinde, sempre a nostro parere, da insop­primibile ed evidente realtà, perde tempo, divaga e spesso fatalmente erra. Donde la certezza, non da noi soli nutrita e pur precedentemente espressa, che soltanto cosi non riesca difficile comprendere ed appieno penetrare l'incommensurabile spirito di virtù anche civile, che anima le pagine del capolavoro, e lo stesso, per molti la ti, riser-vatissimo atteggiamento del Pel 1 ico a partire dalle tristi, ma non inutili, vicende di quel povero venerdì 13 ottobre 1820.
Le circostanze politiche, sociali o d'altro genere, che precedettero, fiancheggia­rono, ed in certo modo conclusero le varie fasi dell'umanissimo racconto, come pure le non trascurabili conseguenze, che ne vennero, all'infuori sempre del campo stretta­mente religioso, non furono ne' confronti dell'affiato informatore di esso, che meri accidenti.
Tutte queste cose potremmo e vorremmo largamente documentare, servendoci anche di studi, che lo Sterpa non ba ricordato nel suo smilzo elenco bibliografico, e che pur vanno tenuti in qualche conto, come quello, ad esempio, assai breve, ma pur pregevole del Rosa (Nel Centenario de Le Mie Prigioni, Padova, Libr. Gregoriana, 1932), e due ottimi articoli apparsi a molti anni di distanza l'uno dall'altro ne* fascicoli de La Civiltà Cattolica (La Morale del Mazzini nelle Scuole d'Italia, serie XVili, voi. 10, quaderno 1269 del 2 maggio 1903: Il Centenario delle a Mie Prigioni, a. 83, 1932, voi. ITI, pp. 320). Dicemmo altrove, che le origini vere e l'intime fonti di quel sublime ritorno alla Fede avita, e quello spirito strano di fervido e pur pudico, e quasi cauto amore di patria, che contrassegnò vita e pensiero del Pellico in carcere e dopo, non appariranno mai definitivamente chiari, se non dietro accurate ricerche ne' suoi scritti, e ricordammo significativa lettera al Porro, messa in buona luce dall'eccellente commento del Rovello. Ci sia ora permesso aggiungere qualcosa.
Per quanto alle segrete congreghe si riferisce, non può non apparire assai impor­tante largo tratto d'una lettera al fratello Luigi: Lo società segrete vi si legge sogliono cominciare con illusioni di virtù, e cadono in balìa di monti arrabbiate e scioc­che. Oggidì il buon Maroncelli scorge anche esso questa verità. Ma ne* giorni in cui il Comité esagero rissimo di Parigi lo spronò a scrivere quelle indigesto e confuse Addi­zioni, ei fu do compatire, esaltandosi e trascendendo. Fece come fa un buon sonatore che in un'orchestra di bricchi non può suonar giusto. Meglio ora gettare lo strumento e dire, non voglio sonare con voi finché il vino non vi sia passato. Goal ho detto