Rassegna storica del Risorgimento

VENTURINI ARISTIDE ; SAFFI AURELIO
anno <1943>   pagina <421>
immagine non disponibile

Libri e periodici 421
e nuli amono impresso d'una grande aria di bontà. E, anch'esse sottolineate di rosso, rileggo le righe che mi avevano già allora scoperto il vero don Verità: per credere alla grandezza d* Italia e desiderarne appassionatamente la risurrezione non aveva eerto avuto bisogno di leggere il Primato del Gioberti: le prove storiche della grandezza italiana l'avrebbero imbarazzato senza accrescere il ano orgoglio patriottico, mentre la sua conoscenza del clero gli avrebbe tolto di cedere alla illusione eie dal papato potesse venire una vera rivoluziono nazionale. Un don Giovanni più in Limo, più bonario, meno teatrale di quello che Sua Maestà la Tradizione e la retorica delle commemorazioni uffi­ciali finivano, poi, col farci presentare dallo stesso Orfani qualche pagina più in là. E questa umanità di don Giovanni, più ricca e più. vera, forse, di quella di qualche altro sacerdote del Risorgimento maggiormente celebrato di lui, ritroviamo intera nel bel volume dello Zaina, che a questa figura del prete romagnolo ha consacrato lunghe, tenaci, amorose indagini, che gli hanno permesso di darci sul Modiglianesc un'opera definitiva. Va per aria, è vero, qualche scenario diventato bene accetto ai molti che si compiacciono del pittoresco, ma non però altrettanto caro alla storia che al fanta­stico deve preferire il vero anche se freddo, o magari il freddo silenzio
Ma i quattordici vivi e ariosi capitoli dello Zama ci offrono un don Verità che non ha bisogno della- lira, o del colascione dei commemora tori ufficiali per apparirci nella pienezza dei suoi contorni. E, diciamolo pare, il don Verità che delinea lo studioso faentino non ci si mostra degno d'essere rammentato per un momento d'eccezione in una esistenza scialba, ma si fa conoscere per tutta una vita ricca di molte e molte pa­gine di rilievo, le quali trovano loro origine e spiegazione nell'ambiente paesano e dome­stico e nell'esempio del padre, il prode capitano Verità cui Massena offriva una spada d'onore in memoria dell'assedio di Genova. Prete e cospiratore, agitatore di ribelli e ospite di carceri politiche, ecco la preparazione di don Giovanni agli eventi del trien­nio drammatico che va dalla elezione di Pio IX alla caduta della Repubblica romana. Accanto al padre, bravissimo uomo, come lo aveva definito il Mazzini, prima; poi, solo, quando il suo maestro più saggio e il più sicuro consigliere disparve. Ma, non del tutto solo, se rimanevano al suo fianco, sempre più fedeli e pronti a tutto, i giovani conterranei che già lo consideravano il loro capo . E di quei giovani alcuni gli saranno collaboratori quando bisognò condurre a salvamento eie due balle di seta.
Decisivi e definitivi i due capitoli dedicati al trafugamento di Garibaldi e del capitano Leggero, e suggestiva la rievocazione di don Giovanni davanti alla pietra sn cui il Generale aveva lasciato scritto il suo addio: Partito col Francia. Grazie. Don Giovanni guardò e riguardò quelle parole ripetendole mentalmente, e sentì dentro di sé qualche cosa, un qualche cosa che non avrebbe saputo spiegare bene nemmeno lui. Insomma quel luogo cosi deserto, dove era stato poco prima il Generale, dove il Gene­rale gli aveva lasciato, in quel modo, l'ultimo saluto nell'atto di partire, gli metteva ora nel cuore malinconia e tormento insieme, e più ancora il rimpianto di non essere ancora al fianco di lui, per condividere ancora il suo rischio, per condurlo in salvo fino all'ultima tappa. E piano, piano, con una pietra cancello lo scritto.
Non uomo di pensiero, né sottile politico, condotto dal suo temperamento, dal­l'educazione paterna, e dalle sue abitudini, più ad agire che a calcolare sarà, col Maz- < zàni, a disdegnare i giuochi diplomatici, le lunghe sorte dell'inazione, cui antepone gli esempi, i grandi esempi sono al sacrificio della vita. Ma uomo di grande buon, senso, e antidottrinario, non ha fede nella capacità del papato a fare da sé.
E sul suo atteggiamento dopo il '49 e, più ancora, dopo il '53, influisce fondamen­talmente l'esempio di Garibaldi, poiché don Giovanni e il tipico sacerdote garibal­dino, anche per questa fedeltà a Garibaldi, nel sentire e nel pensare. Le belle teorie non sono per lui, che diffida delle parole troppo bolle: La sua fede garibaldina gli detta i modi e gli atteggiamenti negli anni che preparano il '59. Fede garibaldina e desiderio d'azione s'accompagnano in lui ad una semplice, ma sicura religiosità. Siano pur grandi i nostri Galli, la misericordia di Dio e infinita, inesauribile, quindi la speranza