Rassegna storica del Risorgimento
VENTURINI ARISTIDE ; SAFFI AURELIO
anno
<
1943
>
pagina
<
422
>
422 Libri e periodici
del riscatto dogli artigli del Demonio non pad mai venir meno, ed una volta emendati gli antichi Galli si ritorna al l'amieizia del nostro Salvatore, scriveva a Vincenzo Cai-desi, altra devota anima garibaldina, ma miscredente in fatto di religione, E. forse, non in Virgilio, ma nel suo spirito di credente, nel suo cuore di curatore di anime, don Giovanni attingeva il coraggio per dire al suo Generale nei giorni t risi i del dissidio col Cavour: Generale, mi duole di vedere la discordia regnare fra anelli che possono pai-vare e liberare del tutto la nostra patria. Da questa discordia non si può sperare nulla di buono. Questo incontro con Garibaldi vale la notte delle Filigare. Perchè non fu mai molta la gente pronta e disposta a parlare il linguaggio della verità a chi sta in alto, in un modo o in un altro. E don Giovanni ebbe quel coraggio. Come ebbe quello di resistere alle tentazioni di olii vedeva farne un esponente singolare di una bislacca tendènza antipapale. Ben a ragione lo Zama insiste su questo aspetto di don Verità, che è fra le- camicie rosse, ma non contro la sua fede religiosa: antipapa no: sarebbe l'apostasia accanto al patriottismo, o, peggio ancora, sarebbe il ridicolo accanto allo eroismo. Don Giovanni non si tormenta con le distinzioni faticose che costituiscono Tamaro privilegio dei filosofi e dei politici: egli sente e crede, e nel sentimento è fieli a fede risolve praticamente il suo problema. Anche lottando contro il papare, non cessava di dire ogni mattina la Messa, né rinunciava a recitare ogni sabato piamente il rosario. La profonda unita spirituale che lega Fuomo del Trebbio al bnon canonico della piccola chiesa di San Rocco ha trovato nel compiuto saggio dello Zama la sua piena conferma. A M C
ALFREDO BACCELLI, Inediti; Lanciano, dott. Gino Carabba Editore, in 8, pp. 304. L. 12.
Alfredo Baccelli, questo vegeto e simpatico e attivissimo (nonostante gli ottanta!) studioso e politico, letterato e poeta, è anche il fortunato possessore d'una delle più pregevoli raccolte d'autografi d'Italia, riuscendo ad avere scritti di Guido delle Colonne o di Leopardi, di Raffaello o di Byron, di Lucrezia Borgia o di Cristina di Svezia, di Lutero o di Calvino e potrei continuare per un pezzo a mettere insieme grandi nomi della storia. Questi scritta sono per lo più inediti e Alfredo Baccelli li offre al pubblico, in un elegante volume della Casa Carabba, corredandoli di abbondanti notizie, di gustosi aneddoti, di indovinati profili e di giudizi talvolta originali e sempre molto fondati. Qualcuno potrà osservare che l'inedito è per il Baccelli letterato un pretesto per delincare un ritratto o raccontare fatti o fatterelli con quel tono piano ed amabile di conversatore di cui è maestro; ma anche se ciò fosse nulla toglierebbe al pregio del libro, all'efficacia o alla naturalezza del profilo tracciato, all'interesse del documento inedito. La parola interesse potrebbe sembrare a qualche accigliato studioso di problemi storici in questo caso esagerata, poiché in realtà nessun documento di questo volume d'inediti può riformare un giudizio storico già accettato o portare nuova luce (o magari ombra) su una figura storica, o chiarire un evento o un'epoca; ma la lettera intima di un politico o il biglietto d'un poeta al suo amministratore o al suo banchiere son cose che giovano sempre a comprendere la figura umana di un politico o di un poeta, figura che se non è ancora la figura storica di questi e non rivola quella parte che di essi sopravvive, lo B comunque molto vicina ed intimamente connessa.
Chi sì interessa di Risorgimento potrà trovare in questo volume, tra tutto il resto, alcune pagine sulla figura e sul sacrificio di Ciro Menotti; un simpatico profilo di Pio IX per quanto, forse, non del tutto fedele all'originale, di questo nomo ohe aveva si grande cuore da meritare l'appellativo di Angelico nella vita familiare e nella storia della Chiosa, che aveva si gran bisogno di amare e di sentirsi amato; una biografia di quell'uomo mirabile per tanti rispetti e prodigioso ingegno che fu Pellegrino Rossi; un medaglione vivo e colorito della contessa Teresa Spaur, nipote del commediografo romano e romanesco Giraud, vedova dell'archeologo