Rassegna storica del Risorgimento

VENTURINI ARISTIDE ; SAFFI AURELIO
anno <1943>   pagina <429>
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Vita dell'Istituto
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PIETRO OBSI
E scomparsa, nel pieno mattano del 30 marzo decorso, una delle più limpide e nobili figure di storico e di italiano: Pietro Orai.
E morto pochi giorni prima di compiere l'ottantesimo anno di vita, quando pareva che l'eccezionale lucidità del suo intelletto, la vivacità del suo spirito e la indomabile volontà di lavoro fossero segni sicuri di una vita fisica e intellettuale che si proiettasse oltre i limiti fatali della normalità. Invece, crollò di schianto. S'era alzato, quel mattino, all'alba e s'era recato subito nel suo studio per cercare di portar a compimento la cor­rezione delle bozze di stampa del terzo volume della sua opera Storia mondiale dal 1814 ol 1938. Era stanco : ma quel lavoro che doveva conchiudere la sua opera di storico gli premeva, e nessuna fatica sembrava pesargli e scoraggiarlo. E così, anche quel mat­tino, come al solito, Pietro Orsi fu sorpreso dalle prime luci del giorno tutto curvo sui fogli stampati che recavano l'ultimo frutto del suo ingegno, del suo studio e del suo infinito amore per le storiche discipline.
Poche ore dopo era morto: milite di una difficile e nobilissima missione, si può dire di lui senza retorica che cadde veramente sul campo.
Il conte Pietro Orsi era nato ad Acqui il 16 aprile 1863. Uscito da una severa fami­glia del patriziato piemontese, si dedicò ben presto agli studi storici, pubblicando, mentre era ancora studente universitario, un Saggio biografico e bibliografico su Giovanni Boterò. Pochi anni dopo, a venticinque anni, con quel suo breve studio su Vanno Mille, ricco di osservazioni acute e di deduzioni logiche, con cui sfatò la leggenda del terrore dei popoli al compiersi del primo millennio, si rivelava improvvisamente. Subito dopo si affermava autorevolmente con i suoi tre volumi de La storia d'Italia narrata da scrittori contemporanei agli avvenimenti e con II carteggio di Carlo Emanuele I. Oratore di squi­sita eleganza, Pietro Orsi ricordò agli italiani, in un ciclo di conferenze. Come fu fatta VItalia, conferenze che raccolse in un volume che venne premiato dal R. Istituto Lom­bardo di Scienze e Lettere, Il suo lavoro più importante e più fortunato meritata­mente fortunato fu L'Italia moderna: esso ebbe un tale successo che alla prima edi­zione, rapidamente esaurita, ne seguirono altre cinque in Italia, quattro in Inghilterra, una in Francia, una in Germania, una in Polonia, due in Serbia ed una in Ungheria. Simile fortuna ebbe la sua Breve storia d'Italia, che raggiunse la sesta edizione italiana e la seconda spagnola. Tra le sue opere maggiori vanno, poi, ricordate Signorie e prin­cipati, Mazzarino e Cromiceli nei dispacci dell'ambasciatore veneto Giovanni Sagredo, i profili di Cavour e di Bismark. Né vanno dimenticati, fra i molti saggi da lui pubblicati, quelli su Daniele Manin e sulla Toscana nel 184849.
La sua ultima opera, come ricordai, è La storia mondiale dal 1814 al 1938: i due primi volumi, editi dallo Zanichelli, sono già alla seconda edizione, mentre il terzo ed ultimo è attualmente in corso di stampa.
Il successo, che coronò costantemente l'opera di Pietro Orsi, non è soltanto do­vuto alla sapiente ed acuta selezione di fatti storici, alla loro concatenazione logica, e alle deduzioni critiche, ma anche alla forma elegante e suggestiva per cui tutte le opere dell'Orsi si leggono con immenso interesse, come fossero altrettante opere di letteratura narrativa. Egli aveva la rara qualità della sintesi e dello scorcio, per cui fatti e figure balzano, dalla sua narrazione, in perfetta chiarezza e gagliardamente vivi si ch'essi rimangono ben impressi nella nostra memoria e nel nostro spirito. Basti rileggere i capi­toli conclusivi del suo ultimo lavoro il secondo volume della Storia mondiale, poi­ché il terzo non è ancora uscito per convincersene: essi ai susseguono con un ritmo incalzante, altamente drammatico che veramente incatena. Dóno raro hi uno storico, o sommamente prezioso agli effetti, di una pronta ed efficace divulgazione. Per queste sue qualità la sua opera venne ricorcata anche all'estero, e cosi lo vedemmo collabo­ratore, nella parte riguardante l'Italia, in vario opere straniere, come nella grande