Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1943>   pagina <461>
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Gorizia ottocentesca, ecc.
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H Comitato d'Azione goriziano, per dare maggiore pubblicità a quella dimostrazione, aveva fatto pervenire copia dell'epigrafe alle redazioni di VItalia degli Italiani di Napoli, di II Dovere di Roma e di II Secolo di Milano, accompagnata a queste due ultime da una corrispondenza intitolata: Gorizia italiana. Essa, dopo aver esposto il motivo della dimostrazione, così terminava:
Il Comitato'fa noto questo fatto come prova che male s'appongono quelli che credono spenta qui la fede dell* avvenire, in quell1 avvenire di. redenzione di questi popoli anelanti ad unirsi alla patria, alla gloriosa Italia. La polizia è su tutte le furie per tali dimostrazioni, ma prevede l'ora della sua fine ed è oltremodo sco­raggiata. E noi affrettiamo coi voti più ardenti l'ora della nostra redenzione in nome della giustizia e dell'umanità.
Mentre la polizia era ancora occupata per scoprire gli autori del­l'in alberamento della bandiera e della scritta, durante la notte fra l'I ed il 2 e quella fra il 2 ed il 3 giugno, erano avvenute altre dimo­strazioni, col lancio di petardi e la diffusione di proclami incendiari, per festeggiare l'anniversario della battaglia di Solferino.
La notte fra il 23 e il 24, era stata issata, sopra la cella campanaria del Duomo di Gorizia, una grande bandiera italiana ed erano stati posti due petardi, uno nell'atrio della casa de Luzenberger in piazza del Duomo e l'altro nel sottoportico della casa n. 382 in via delle Mo­nache. E, tanto in quella notte che nella successiva, erano stati sparsi, per le vie della città, proclami a firma del Comitato d'Azione Goriziano.
Cominciavano con le parole: Concittadini! Il giorno 24 Giugno e terminavano con l'inneggiare: Viva l'Italia! Viva Gorizia Italiana!.
La polizia, dopo minuziose ricerche e lunghe perquisizioni quella ad Antonio Tabai, il 3 agosto, era stata fatta con diciotto guardie, due assessori e un commissario ed era durata ben tredici ore aveva pro­ceduto all'arresto di Giuseppe Mulitsck de Palmenberg, Stefano Riaviz ed Antonio Tabai, quest'ultimo, com'è noto, direttore di II Goriziano, che aveva per conseguenza dovuto sospendere le pubblicazioni.
La stessa sorte era toccata, alcuni giorni dopo, a Luigi Gregorich (Gregoricchio), Carlo Jamscg, Vincenzo Luccardi, redattore di II Gori­ziano, JEmilio Pogatschnegg, Giuseppe Richetti, mentre Giuseppe Vinci, altro redattore di H Goriziano, era riuscito a rifugiarsi in Udine.
Per gli arrestati, dovevano incominciare i lunghi estenuanti inter­rogatori, onde poter imbastire quel lungo mostruoso processo politico, di cui si dirà più innanzi.
(Continua) RANIERI MABIO COSSÀR