Rassegna storica del Risorgimento
POTENZA ; PROCESSI
anno
<
1943
>
pagina
<
463
>
Procesai e documenti storici, ecc. ' 463
proletariato insorge contro i ricchi latifondisti chiedendo la spartizione delle terre, ovunque uccidendo, saccheggiando* minacciando.
A ciò tentò porre riparo il Governo prodittatoriale lucano assicurando che il novello regime messosi sulla via del diritto e della giustizia, protegge con tutti i mezzi la vita, la sicurezza dei cittadini, i diritti dell'onore e détta proprietà.1)
E mentre il partito liberale riorganizzava l'irnim inistrazione, le finanze e Fordina-mento del paese, si verificavano un pò* ovunque movimenti borbonici tendenti a ripristinare l'antico stato di cose.
Ad Avigliano, centro del partito borbonico lucano, a Cancellare, a Carbone, a Calvera, a Matera, a Melfi, a Castel mezzano, a Castelgrande, a Salandra, a Tricarico, a Carbone, a Chiaromonte, a Maglioni co, a Bemalda, a Terranova di Pollino, a Sant'Angelo le Fratte, a Genzano, a Laurenzana e in molti altri comuni della provincia, si verificano tentativi reazionari. Contro il regime prodittatoriale prima, e contro il Regno d'Italia poi. Sono in genere pochi individui che si servono della massa e traggono l'unico aiuto effettivo dai briganti .
Ad ostacolare il nuovo regime, sotto la protezione dello sparuto e debaie partito borbonico, si riorganizzano bande armate: renitenti e soldati sbandati, giovani nel fiore degli anni, quasi tutti celibi, quasi tutti illetterati, inneggianti, a Francesco H, portano il disordine nel paese; ed a questi si uniscono pastori, mandriani, salariati giornalieri i quali, trasformatisi in briganti, mettono a soqquadro la regione, ovunque distruggendo.2)
Il brigantaggio, che in ogni età aveva sempre operato nell'Italia Meridionale, specie nella Basilicata, ove la natura Btessa del terreno favoriva e tutelava il ribelle, sembrava fosse stato domato durante il regno di Gioacchino Marat. Ma le vicende politiche del primo cinquantennio del secolo XIX ne favorirono il risorgere: attraverso le lotte e le reazioni, le speranze e le disillusioni, le cospirazioni e le persecuzioni del 1821 e del 1848 questa piaga sociale covò per prorompere di nuovo in quei giorni gloriosi in cui tutto il Mezzogiorno d'Italia si sollevava contro il Borbone e votava l'annessione al Piemonte.
Dal Vulture al Pollino, dal bosco di Policoro al lago del Sirino, appaiono ovunque bande brigantesche, organizzate militarmente, che si proclamano paladine della decaduta dinastia borbonica.
Cotugno, Coppolone, Pellettieri, Incianciolo nel Materano, Scavariello, Florio, Melidoro, Franco, Culopizzuto nel Lagonegrese; Marino, Patata; Scopetiello, Cappuccino nel Potentino, Crocco, Ninco Nanco, Caruso, Volonino, Teodoro nella regione del Vulture, sono i briganti piò noti e più famosi che infestano le nostre campagne negli anni che seguono il 1860.
Organizzati, disciplinati a loro modo, armati contro i galantuomini e contro i patrioti, costoro vollero giustificare i loro atti di rapina e di brigantaggio sotto le vesti di lotta politica.8)
1) PBDIO, Prodittatura lucana ah., p. 18.
2) La maggior parte di essi scrive il De Pilato cosa difficilissima a quei tempi tristissimi ero di incensurata e specchiata onesta. DE PILATO, ti Brigantaggio di Basilicata, in Rivista d'Italia, dicembre, 1912, p. 987.
3) È noto che i briganti meridionali, in genero soldati sbandati, vennero organizzati da José Borie e dal generale borbonico Clurj, sotto la protezione del Papato. Oltre il recente lavoro del Doria (Per la storia del brigantaggio nel Mezzogiorno d'Italia si