Rassegna storica del Risorgimento
POERIO CARLO
anno
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1943
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pagina
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487
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Mentre un regno finiva, ecc. 487
redatto per il Conte la famosa lettera che fa diretta al Re il 3 aprile, aveva dovuto lasciare Napoli. Vi ritornò poi ad affrettare con gli esuli rimpatriati la caduta del Borbone e fu l'estensore di quella seconda lettera del Conte al regale Nipote, suggerita dal Nisco, richiesta dal Persano per incarico di Cavour, che fu come il rintocco funebre della Monarchia.
Non mi sembra arrischiato di pensare che il solito amico fosse lo stesso Cavour col quale Poerio aveva rapporti molto frequenti. In ogni caso era certamente persona a lui molto vicina. Ed è molto significativo che già alla metà di giugno Cavour, o almeno le persone che lo circondavano, potessero ricevere proposte dal Fiorelli e si occupassero di accertare la moralità dell'emissario del Conte di Siracusa.
E trascorso intanto quasi un mese. Al riluttante Francesco II è stato già strappato 1 Atto Sovrano del 25 giugno ed è stato imposto di cercare di stringere un'alleanza col Piemonte. I due inviati napoletani, il Manna ed il Winspeare, incaricati di negoziarla, non erano ancora giunti a Torino quando il Poerio, che il 29 giugno, insieme col Mancini, si era levato alla Camera a deprecarla con tremenda irruenza, poteva dare l'assicurazione che l'alleanza non sarebbe mai stata conclusa, in questa seconda lettera diretta, come la prima, a Gioacchino Saluzzo:
riserbata
Torino 13 luglio 1860 Mio carissimo Lequile,
Ho ricevuto i tuoi pochi versi nella lettera di de Simone, 0 ed eseguirò quanto mi dici riguardo alla nostra corrispondenza.
Ho dato a Pisanelli 2) una lettera pel noto Amico, affinchè si agisca, e presto, e fortemente nel senso italiano. L'ho detto di riguardarlo come un altro me stesso, giacdiè di accordo con te e con de Simone abbiamo fissalo col medesimo tutto fondamento a doversi seguire, ed egli è depositario di tutCi nostri segreti. Tu fa di seguirlo al pia presto, e se non puoi subito, scrivi all'amico ne* medesimi sensi. In quanto allo stato delle cose, tieni per fermo che l'alleanza non si farà. Ma d'altra parte bisogna lavorare nel senso di dover fare da noi, giacché checché se ne dica, difficilmente Garibaldi potrà "abbandonare per ora l'isola, scomposta come si trova. Di queste notizie fanne usò con riserbo, è confidale solo a' più intimi ed a' più risoluti.
Di nuovo ti prego di affrettarti. Intanto ti stringo al cuore, e sono per la vita
tuo amicissimo Sig. Principe di Legnilo Carlo Poerio
Firenze
Questa lettera, più ancora, che per la conferma di quanto conosciamo da numerosi altri elementi e che cioè Cavour sia sempre stato deciso a non concludere l'alleanza proposta da Napoleone III, ci appare importante perchè ci dà la prova, che sarà riba-
i) Giuseppe de Simone di Napoli (1811-1894), dopo il 1860 consigliere della Corte dei Conti e poi di Cassazione, senatore dal 1881. Vedi IMBRIANI, Alessandro Poerio a Venezia, Napoli, 1884, p. 510 e BADO in Dizionario Storico del Risorgimento, II, 924.
2) Giuseppe Pisanelli, da Trieasc (1812-1879). il noto giurista, che nel 1860 fu a capo del Comitato dell'Ordine e ministro della Dittatura; poi fu deputato dalla VII! alla XIII Legislatura, vice presidente della Camera, ministro di grazia e giustizia, professore di diritto costituzionale air Università di Napoli. Pel cenno biografico e bibliografico vedi ALBEBXARIO in Enckl, hai., XXVII, p. 406 e MTCDEJ. in Dizionario Sunico del Risorgimento, II, pp. 909-910.