Rassegna storica del Risorgimento
POERIO CARLO
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1943
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Gino Bandi ni
dita in tutte le lettere successive, che il proposito di determinare un risoluto movimento a Napoli, connesso con l'impresa garibaldina ma non interamente subordinato al suo svolgimento, non fu già un diabolico accorgimento della politica cavouriana inteso a prevenire le mosse di Garibaldi ed a tentare di impedirgli di toccare primo la meta, ma rispose anche al volere ed alle aspirazioni dei capi della emigrazione napoletana. 0 L Carlo Poerio, il capo riconosciuto degli esuli, l'uomo circonfuso dalla aureola del decennale martirio, che si adopera quanto più pud affinchè a Napoli si agisca e presto e fortemente nel senso italiano. E lui che invia come suo emissario a Napoli Giuseppe Pisanelli, con un piano prestabilito e concordato con gli amici fin nei particolari della esecuzione, ed esorta il Saluzzo, esponente degli esuli napoletani in Firenze, a recarsi egli pure a Napoli per contribuire alla preparazione del movimento. 2) E ciò, si noti, il 13 luglio, cioè quando, non ottenuta ancora la vittoria di Milazzo, si prevede che difficilmente Garibaldi potrà passare sul Continente.
Sono gli esuli napoletani, duce ed interprete il Poerio. i quali, pur temendo i dann i di un moto incomposto, si affannano ad affrettare la caduta del Borbone* si agitano perchè, anche nella ipotesi che Garibaldi non riesca a giungere nelle province di terraferma, sia guadagnato, ad ogni costo, l'esercito borbonico alla causa nazionale, e si proceda risolutamente nel moto unitario.
La terza lettera dello stesso giorno 13 luglio, scritta al De Simone che, come il Saluzzo, era ancora a Firenze, ci attesta nettamente questo stato d'animo e ci mostra come le preoccupazioni degli esuli fossero aumentate dopo VAtto Sovrano del 25 giugno.
riserbata
Torino 13 Luglio 1860 Mio carissimo de Simone
Ti ringrazio della lettera che ho trovato utilissima e dello stampato. Sono breve perchè è la 27* letterina che scrivo quest'oggi. Contate sulle vostre proprie forze, non sulle altrui, ed andate cauti, giacché un moto incomposto rovinerebbe noi e l'Italia. Nella possibilità funesta che Garibaldi non venga, bisognerebbe affrettarsi a conchiudere con l'esercito u qualunque costo. Se si fanno le elezioni ed il Parlamento giunge a riunirsi, siamo belli
1) Anche una lettera del 9 luglio di Silvio Spaventa al fratello Bertrando (Lettere politiche, Bari, 1926, p. 292) esprime il pensiero, perfettamente consono a quello del Poerio, ohe se Napoli si mostra riconciliabile con i Borboni difficilmente Garibaldi passerà impedendolo la diplomazia e difficilmente la impresa può riuscire, caso che possa tentarsi. Lo Spaventa indicava poi come scopo principale del ritorno degli esuli a Napoli quello di agevolare e non già di ostacolare la riuscita dell'impresa garibaldina.
2) Si rilevi che questa lettera è del giorno Immediatamente successivo a quello in cai Cavour scrivendo ad Emanuele d'Azeglio: J'ai engagé tous Ics émigrés napolitains à rcntrer chez cux pour y proposor lo programmo national metteva in rilievo come il rifiuto del Poerio di rientrare a Napoli con gli altri esuli aveva il vantaggio e di provare all'Europa e soprattutto all'Inghilterra che i liberali onesti non hanno alcuna fiducia nella buona fede del Re (BIANCHI, La politica del Conto di Cavour, pp. 370-371). Ed era appunto questo evidente accordo fra la emigrazione napoletana e Cavour che faceva scrivere ad uno storico borbonico dal tempo che gli emigrati napoletani i quali, come agenti di Cavour, dirigevano e governavano a Napoli la opinione pubblica, erano essi stessi sotto l'azione di un Comitato istituito a Torino, del quale avevan fatto parto Poerio e Scialoja, Comitato completamente devoto agli ordini del Conte Cavour (BOTTALLA, UisL de la Hév. de 1860, Bruxelles, 1861, p. 321).