Rassegna storica del Risorgimento
POERIO CARLO
anno
<
1943
>
pagina
<
489
>
Mentre un regno finiva, ecc. 489
spacciati. Sorgerà il dualismo, die è il più fiero nemico della nazionalità, e l'aspirazione unitaria sfumerà, E vero che alcuni già predicono che la Camera sarà tutta italiana, che appena riunita pronuiizierà la decadenza, die proclamerà il plebiscito per l'annessione, aie essa farà VItalia ecc. ecc. Ma non voglio tener dietro a questa matta spavalderia, o a questi deliri di mente inferma. Se mai si sospettasse una tale possibilità, non avremmo un auro 15 maggio, poiché la vigilia la truppa (rimasta allora fedele) getterebbe preliminarmente dalla finestra i deputati. Ho parlato a G. de Filippo 0 e Vho lasciato ben disposto e ragionevole. Affrettate per Dio la vostra andata, e mettetevi interamente di accordo con gli ottimi Pisanélli e Caconi, 2) che conoscono il vero stato delle cose di qui, e co* quali ho discorso lungamente di tutte le eventualità, per giovarcene al fine supremo della unità. Ti abbraccio col pia vivo del cuore e sono per la vita
tuo aff.mo ed amicissimo Sig. Giuseppe de Simone Carlo Poerìo
Firenze
Sono da notare in questa lettera del 13 luglio:
la prova della intensità con la quale il Poerìo attendeva al febbrile lavoro di preparazione politica (è la ventisettesima lettera della giornata!);
l'accenno alla necessità di assicurarsi a qualsiasi costo l'esercito, che dimostra la perfetta identità di vedute anche in questo punto con Cavour che diresse tutti i suoi sforzi a salvarne la compagine per potersene servire ai fini nazionali;
la sfiducia completa nell'efficacia di un'azione della nuova Camera che si sarebbe dovuta eleggere in seguito alla concessione della Costituzione;
la affermazione dei sentimenti e dei propositi unitari del Poerìo. È evidente la completa convergenza dell'azione del Poerìo con gli intendimenti di Cavour, H vero stato delle cose qui è una chiara allusione ai veri intendimenti del grande Ministro che le parvenze, dovute alle necessità del giuoco diplomatico, potevano far credere diversi. Indubbiamente, nella sua azione per suscitare a Napoli il moto che doveva apparire spontaneo per giustificare l'intervento del Piemonte e la annessione, il Cavour voleva essere confortato ed aiutato dal sentimento, dal consiglio, dalle informazioni degli esuli. Ma è altrettanto sicuro che questi non avrebbero puntato cosi decisamente verso l'unità se non avessero avuta la certezza di avere il Cavour consenziente ed operante alla attuazione della loro aspirazione.
La cosi decisa professione di fede unitaria del Poerìo ci interessa anche rispetto a coloro che lo hanno voluto fare apparire capace di adattamenti e di indulgenze verso' il Borbone. 3* Pud darsi che quando Cavour nella primavera del 1859 non aveva altro pensiero che di vincere la guerra contro l'Austria e, al tempo stesso, di sottrarsi ad un'eccessiva prevalenza francese in Italia, anche il Poerìo ed altri suoi amici abbiano creduto desiderabile ai fini immediati una intesa col Regno delle Due Sicilie. Pud dami che abbia sperato che il Filangieri fosse capace di restaurare il Governo civile. *)
i) Gennaro De Filippo (18201887) di Napoli, difensore del Poerìo nel processo del 1850, poi deputato, senatore, ministro guardasigilli. Vedi SARTI, cii., ediz. 1880 pp. 3:1.7318 e MICHEL in Dizionario Storico del Risorgimento, pp. 870-871.
*1 probabile si tratti di Antonio Cicconc, che nel settembre 1860 fece parte del primo Ministero della Dittatura e fu poi deputato e senatore, ministro di agricoltura nel 1868-69, mori nel 1893. Vedi SA un, cit., ediz 1880, p. 268.
3) Vedi D'AYALA, Memorie, p. 261.
*t Ibid,, pi'274.