Rassegna storica del Risorgimento
POERIO CARLO
anno
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1943
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490
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Gino Bandirti
Ma non fn certamente mai nel suo pensiero, come taluno ha asserito, *) che un governo buono o almeno tollerabile avrebbe potuto stabilirsi sotto l'autorità dei Borboni, In questa lettera, ad ogni modo, il Poerio ci appare più che mai fermo in quella fede nel rimila della Patrio, della quale il Piemonte aveva da farsi strumento ed artefice, che era stata il luminoso miraggio che lo aveva sorretto tra gli strazi dell'ergastolo e pel quale, dagli antri dell'orrido ergastolo di Moutefusco, si era opposto alle mene murai-tiane proclamando doversi riporre sola speranza nell'unità nazionale, unicamente possibile con Vittorio Emanuele. 2)
N'elle insidiose concessioni costituzionali olle quali Francesco II era stato indotto nell'effimero Parlamento che poteva scaturirne, il Poerio scorge una minaccia per P Unità e contro tale minaccia egli vuol porre in guardia il De Simone e gli altri esuli che stanno per tornare a Napoli. 3) E il Poerio unitario del luglio 1860 è bene Io stesso Poerio che, appena sbarcato nel marzo del 1859 in Ingiù! terra aveva decisamente dichiarato agli inviati di Mazzini che egli e i suoi compagni approvavano pienamente l'alleanza e la politica del Conte di Cavour; *) che il 4 aprile 1859 aveva scritto da Londra ad Antonio Scialoja, mettendosi a sua disposizione senza riserva alcuna: lo scopo cai tende il Piemonte è magnanimo ed altamente italiano ;s) che, con la sua sola presenza obbliga il Ministro borbonico a ritirarsi; <>) che il 12 aprile 1860 era stato il primo firmatario della lettera di 63 emigrati napoletani a Cavour nella quale si riaffermava la fede che non fosse lontano il giorno che le Provincie napoletane e siciliane concorrerebbero anch'esse olla compiuta reintegrazione della grande patria italiana; ') che il 5 giugno 1860 aveva firmato per primo la dichiarazione di pieno mandato al Plotino con le più ampie facoltà di promuovere la raccolta di tutti i mezzi necessari per sostenere e diffondere il moto nazionale nelle Due Sicilie. 8)
Senza dire che questa lettera del 13 luglio del Poerio acquista anche maggior significato, se pur ve ne fosse bisogno, quando la si avvicini a quella che lo stesso giorno il Duca di Castroni ediano scriveva a Michele Pironti a Napoli, affidandola al Pisanelli. H Costromediono, che ha dedicato al Poerio parole di venerazione che valgono un monumento *) e viveva allora a Torino a fianco e sotto l'influsso dell'antico suo
i) MARTINENGO CESARESCO, Patrìotti italiani, Milano, 1890, p. 151. Cfr., invece quanto recisamente afferma M. MASTINI a p. 287 degli Atti cit.
2) NlSCO ADRIANO, Ricordi biografici di Nicola Nisco, p. 105.
3) L'articolo pubblicato dal La Farina nel Piccolo Corriere del 22 luglio (in Scrìtti polititi* Milano, 1870, p. 313) per incitare i napoletani a non accettare la costituzione e ad osare, indica che la linea di pensiero del Poerio era intonata perfettamente alla ispirazione cavouriano.
*) MAZZTOTTI, Reazione borbonica, S. E. D. A., 1912, p. 285.
5) C. DE CESARE, Vita di A, Scialoja, p. 95.
6) SAVIO, Memorie, I, p. 279.
?) OLIVIERI, / Piattino nel Risorgimento nazionale, p. 103.
) ., ibid., pp. 113-114.
9) CABTHOMEDIANO, Carceri e Galere politiche. Lecce, 1895, voi. I, pp. 278-279 e hi altri luoghi. Quando chi ha visirato per lunghi anni nella promiscuità degradante di un ergastolo come eron quelli di Moutefusco e di MontcBarcbio, nell'abiezione di tuta esistenza nella quale ogni basso istinto, ogni misera animalità, ogni triste debolezza han tempo e modo di farsi manifeste, può scrivere di un compagno di pena come il Castromediano ha scritto di Cario Pourio, può ben dirsi che siamo dinanzi ad una tempra e ad un'anima di eccezione alle quali occorre Inchinarsi reverenti in commozione pensosa.