Rassegna storica del Risorgimento

POERIO CARLO
anno <1943>   pagina <493>
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Mentre un regna finiva, ecc. 493
Cronologicamente, tra la quinta e la sesta delle lettere qui pubblicate, stanno le due, già ricordate, del 26 luglio e del 6 agosto pubblicate da Carolina Pironti.
Anche scrivendo al Pironti, il 26 luglio, il Poerio si fa apostolo dell'unità asse­rendo che prima condizione di essere per l'Italia è quella di divenire una: allora sol­tanto potrà essere di se stessa o non d'altrui e conclude: Non v'ha che Punita della Patria che possa darci quella forza che è pure indispensabile per farci rispettare nel mondo delle Nazioni. Bando dunque a tutte le altre soluzioni, che non sarebbero, in sostanza, che meschini ripieghi.
L'altra lettera del 6 agosto (la Pironti non ha rintracciato a chi fosse diretta) tratta specialmente della linea di condotta da adottare nelle prossime eventuali ele­zioni napoletane: ed era argomento che, sempre considerandolo sotto il punto di vista della soluzione unitaria della questione napoletana, lo preoccupava assai, tanto che* come vi tornerà nelle due lettere già edite del 23 e del 24 agosto, ci si sofferma assai in questa nostra sesta che, il 10 agosto, dirige collettivamente agli amici Principe di Lequile e De Simone, giunti già da parecchi giorni a Napoli:
nserbatisstma
Torino 10 Agosto 1860 Mìei carissimi G. Saluzzo e G. De Simone
So ricévuto la vostra lettera in comune, e rispondo in comune per non ripetere le medesime cose. Ed incomincio dal dirti che ho eseguito la tua commissione, mio caro Gioacchino, e che la nota persona *) mi ha risposto di dirigerti da Fimi e da Visconti-Venosta, giacché essi hanno le facoltà opportune di sostenere gli esuli ripatriati nel caso che avessero bisogno di ajuto e di protezione.
Rilevo con infinito piacere che l'opinione nazionale ha fatto rapidi progressi in Napoli, e che ormai tutti sono per la Unità. Resta a spiegare come con tanta unanimità non è possibile di fare un moto gagliardo nella parte continentale, e che la nostra salute deve tutta venire dall'Isola. Garibaldi chiede che questo moto preventivo vi sia, affinchè giustifichi la sua discesa, e risparmi o diminuisca per guanto è possìbile gli orrori di una guerra fratricida, che ogni uomo generoso vorrebbe evitare. Da Napoli intanto si risponde che venga, e venga presto per creare appunto quella insurrezione che dovrebbe giustificare la sua discesa in terraferma. Io sono certo ch'egli verrà. Ma se malaugurata­mente per imprevisti ostacoli, non potrà venire, che cosa farete ? Quel paese che è tutto deciso per /'Unità si lascierà soverchiare dal picciolissimo partito separatista? Del resto, siccome ne ho scrìtto di proposito al Ranieri, *J così per questa parte mi rimetto alla lettera a lui diretta, e vengo ad un altro argomento.
Non vi è dubbio; l'orizzonte politico si abbuja, ma la nostra situazione è migliorata. La seconda parte della lettera deWImperatore lo dichiara nel senso più esplicito. Ma ciò non toglie, miei carissimi, la pessima impressione che fa su nostri migliori Amici
i) Non mi pare sia ipotesi arrischiata che questo accenno si riferisca a Cavour tanto più che, nella lettera scritta lo stesso giorno al Ranieri, il Poerio dice di aver parlato a lungo della questione napoletana col Conte essendo a desinare con lui in villa.
2) È il notissimo sodale del Leopardi, Antonio Ranieri (1806-1888). Vedi il già citato articolo del MoRONCimin Nuova Antologia 1 ottobre 1930 e il cenno biogra­fico e bibliografico del FERRETTI in Endcl. hai., XXIIT, p. 825 e del MICHEL in Dizionario Storico del Risorgimento, IV p. 19.