Rassegna storica del Risorgimento

POERIO CARLO
anno <1943>   pagina <494>
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Gino Bahdini
l inazione de* napoletani, e la dichiarazione solenne della loro impotenza a sollevarsi da loro stessi. Lettere di Napoli scritte da Uomini die hanno molto a cuore il nostro avvenire, apertamente riconoscono che la rivoluzione non è frutto spontaneo, ma sarà merce importata. Altre persone altamente locate qui o altrove deplorano questa inespli­cabile condizione di cose, che crea imbarazzi seri per ora, e gravissimi per l'avvenire. Essi non concepiscono che un paese così straziato per lunghi anni dalla pia sfrenata tirannide, sia caduto in tanta obbiezione da non poter levare un braccio da se stesso. Dicono; fate come la Sicilia, eh*era anch'essa oppressa e conculcata come voi da* medesimi satelliti, che per di più erano nemici implacabili per effetto degli odi stu­diosamente mantenuti. Anche i conati insolenti e provocanti della reazione, che da moki punti ha oppresso i liberali (come senza mistero confessano i fogli stessi di Napoli) recano poi sgomento e disgusto, ed ingenerano anche ne* ben pensanti l'opi­nione che il partito sanfedista che non vuole la costituzione e molto meno l*Italia', sia fortissimo e preponderante. Perchè poi la stampa ostenta con cinismo pretesi assas­sini per parte de* liberali, che non sono neanche avvenuti? L'arsione di Barone; *) il pugnalamento di Campagna 2) ecc. ecc. Siamo venuti all'epoca des fanfarone de crime?. E mentre in NapoU alcuni si danno questi stupidi vanti, Garibaldi decreta che coloro che danno addosso agl'inermi qualificandoli di Poliziotti e di Spie, siano tradotti innanzi ad un Consiglio di Guerra.
Ora mi conviene toccare un punto assai delicato. Ricorderete entrambi che fu fermato tra noi di non devenire alle elezioni, se non quando ogni altro mezzo era disperalo. Quindi non comprendo che mentre da costà s'insiste per la venuta di Garibaldi, e si tiene per fermo-che venga, si crei un Comitato per le elezioni al Parlamento, il che inchiude Videa della ricognizione dello statuto che ci vuole separati. La venuta di Garibaldi rappresenta Fitalianità ed il regno unito, la ricognizione anche tacita dello stato presente è la negazione della- italianità, e significa regno separato. Come conciliare due posizioni che si escludono a vicenda? Convengo anch'io che in disperazione di ogni altro mezzo, e quando siano inevitabili le elezioni politiche, l'astensione è il peggiore àV partiti. Se non ci andranno i liberali, ci andranno i nostri avversari, e avremo una camera o apertamente teazionaria, o dinastica e separatista: ed allora l'Europa dirà essere quella la vera opinione del paese, e giudicherà che il partito liberale unitario ha disertato i collegi per nascondere la sua po­chezza. Ma (lo ripeto) questo ripiego non dove essere adottato, se non quando si avesse mai la dolorosa certezza che voi non potete insorgere e che Garibaldi non pud venire. Allora soltanto e non prima dovrebbe parlarsi di azione diretta per avere buone elezioni nel sema italiano ed unitario, almeno come una protesta (unica arma de* deboli) contro il partito
I) Allude a quel Nicola Barone, noto testimone falso pel processo per i fatti del 15 maggio 1848 (cfr. PALADINO, Il processo per la setta VUnità Italiana, Firenze, 1928, p. 166) che il COTOGNO (Reazioni e Rivoluzioni, Lecce, s. d. p. 156) chiama per-du tinnì ni o nomo. Il Settembrini lo ritrovò poi nel 1863 visitando il carcere di S. Fran­cesco a Napoli, per una ispezione da lui descritta in una lettera a Silvio Spaventa (Epistolario. Napoli, 1883, p. XVIII).
a) È l'ispettore della palma borbonica Giuseppe Campagna, feroce aguzzino: co* Ini che nel 1849 aveva attestatoli 19 luglio il Poerio e poi il Pironti, il Catara ed altri patrioti; (cfr. PALADINO, cit.f pp. 91, 95, 117, 141, 151). Di lui il CASTROMEDIANO (Carceri e Galere ecc., I, p. 291) traccia un tremendo profilo che comincia: A chi dei contemporanei non è noto l'odiato suo nome ?. Fu destituito con decreto dittatoriale del 5 ottobre 1860, noverandolo fra quelli fatti segno alla esecrazione universale.