Rassegna storica del Risorgimento

POERIO CARLO
anno <1943>   pagina <496>
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Gino Bandini
Qui troviamo esposti chiaramente i motivi di alto e di poro interesse nazionale che facevano reputar necessario il moto nel Mezzogiorno continentale senza attendere l'ar­rivo di Garibaldi, come, a detta del Poerio, lo stesso Garibaldi desiderava; e sono indub­biamente i motivi che determinavano i conati e le impazienze del grande Ministro. Soprat­tutto alle impazienze diluì (che aveva sempre l'abitudine di consultarlo sulla questione meridionale come aveva fatto anche prima di affidare al Salmour la nota missione) ') si riferisce certamente quando accenna alla deplorazione dice persone altamente locate per l'inerzia dei liberali napoletani. 2) Ma quelle stesse impazienze, come queste lettere del Poerio dimostrano, e per gli stessi motivi, agitavano e turbavano l'animo anche dei più intemerati e veggenti pntriotti che pure, come il Poerio, fervidamente osan­navano al e nome meraviglioso di Garibaldi . Essi, precisamente come il Cavour, non volevano che il Mezzogiorno apparisse soltanto conquistato dalle armi fortunate: comprendevano come egli, di fronte alla diplomazìa europea avversa o mal disposta, aveva bisogno 3) che il Mezzogiorno mostrasse coi fatti, almeno quanto la Sicilia, la propria volontà di scuotere il dominio borbonico e di congiungersi al resto d'Italia. Il fare apparire la rivoluzione non già un frutto spontaneo ma una merce impor­tata creava imbarazzi seri ora e gravissimi per l'avvenire. Cosi afferma Poerio anti­cipando fin dal 10 agosto quanto Cavour scriverà al Persano soltanto quasi venti giorni più. tardi: et se la rivoluzione non si compie prima dell'arrivo di Garibaldi saremo in condizioni gravissime.
Anche la questione delle elezioni è veduta dal Poerio esclusivamente sotto questo stesso punto di vista della necessità che i Napoletani diano la dimostrazione che essi vogliono essere liberati e che, quindi, il Piemonte non -presta mano ad una conquista, ma è forzato, trascinato ad intervenire come invocato liberatore.
Alle elezioni, perciò, si deve cercare di non arrivare e di insorgere prima: ma se ciò non è possibile non si deve astenersi: perchè con ciò ai favorirebbe la creazióne di una Camera reazionaria, o dinastica e separatista: e si deve, invece, valersi dei comizi elettorali come di un'arma, eleggendo il fior fiore tra i più decisi propugnatori del-l'Idea nazionale, in qualunque provincia siano nati, e qualunque impedimento possano avere. Nella lettera del 23 agosto al Mascilli, pubblicata dalla Pironti4) e già prima
0 C. DE CESARE, cit., p. 105.
2) Ma, come il Poerio accenna, il malcontento era in molti. In un articolo di pochi giorni prima (29 luglio) sul Piccolo Corriere il La Farina aveva scritto: E Na­poli ancora non si decide ad agire? E del vivo malcontento della stampa di Torino contro gli emigrati rimpatriati si parla con forti parole nella lettera che il Tofano scriveva al Poerio il 26 agosto e che è riprodotta dal MENCACCI, Memorie docum,, IH, fi pv 3
3) Per Cavour si trattava, d'altronde, di continuare la politica che aveva reso possibili le annessioni dell'Italia centrale, mostrando che il Piemonte non era se non l'esecutore delle volontà delle popolazioni: che egli volesse anche in quei giorni soste­nere la stessa parte ci è attestato anche da un grazioso episodio narrato nelle Memorie della baronessa Savio (pp. 101-102), quando dopo aver lasciato appositamente creare molto rumore intorno all'invito recatogli a nome dei liberali napoletani dal De Vincenzi, gli dice (e par di vederlo darsi la famosa fregatimi di moni dei momenti felici): Bisogna ondare dove vuole U Paese: spero che le Potenze amiche e nemiche terranno conto del sacrificio che S. M. è costretto a fare. La pubblica opinione ci fa violenza... torna a Napoli e di a tutti* dillo forte, che se si va a Napoli, si va forzati dal volere assoluto della Nazione.
*) Li Nuova Antologia cit., 16 gennaio 1912, p. 324.