Rassegna storica del Risorgimento

POERIO CARLO
anno <1943>   pagina <499>
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Mentre un regno finiva, ecc. 499
Dittatore è uscito un proclama l) che dichiara codardi cohro che chiedessero l'annessione della Sicilia. Secondo il concetto del Consiglio privato, tutt'i diritti de cittadini si com­pendiano nel dovete di obbedire ciecamente alla volontà del Dittatore, ossia alla loro. Perchè affaticarsi la mente col pensare alla cosa pubblica? Clw. vegitino, die tripudiino. che facciano luminarie, senta brigarsi di altro. Vi è chi pensa in loro vece, t Ministri non sono che commessi. La libertà della stampa non è un diritto del paese, ma una tolleranza governativa. La libertà individuale è sottoposta alla ragione di stato ecc. ecc. insomma le stesse massime di governo eccezionale che hanno fatto e fanno così buona prova in Sicilia. Ed a questo proposito debbo dirti che il deputato Batterò*) (Nizzardo ed amico di Garibaldi) feri è tornato a [da] Palermo, ed ha narrato cose incredibili. Ti basti il sapere che avendo parlato a prò della immediata annessione, è stato minacciato di arresto dal Crispì, e per salvarsi ha dovuto prendere rifugio sul Monzambano. Bertani è nominato offìcialmente Segretario G.le del Dittatore. Si attende Carlo Cattaneo; e quell'alta mente di Giorgio Palla-eterna Trivulzio è chiamato a far da ProDittatore. In somma il paese è trattato come paese di conquista. Chi si acconcia a servire oscuramente sotto gli ordini de1 confidenti e del sinedrio mazziniano, è tollerato; gli altri sono all'indice. Non sapevasi ancora in Napoli Vintervento armato negli Stati Pontifici per parte del nostro Governo, il quale è deciso a passar oltre, a non farsene imporre da alcuna, ed a riassumere la direzione suprema del moto italiano, affinchè non devìi dal suo vero scopo. Credo che questo fatto dia animo a* buoni per promuovere una manifestazione di tuiCi comuni a favore delia immediata annessione. Dissi a Scialoja ed ho poi scritto agli amici, che pensassero seriamente a non disperdere le forze del paese, ed a non sperperare i mezzi per mantenerlo, giacché la guerra è inevitabile tra breve, e se quelle provincie non dessero almeno 150 mila uomini all'esercito nazionale, il nostro paese sarà per sempre disonorato. Dopo questa esposizione non posso consigliare alla mia gentile Comare 3) di muoversi per ora. Se vuoi andare tu solo, non ci trovo inconvenienti; ma se speri dì porre un argine al torrente delle obbiezioni.
erano incaricati Rodolfo d'Afflitto e Antonio Scialoja, rispettivamente, dei Dipar­timenti dei Lavori Pubblici e delle Finanze, mentre Antonio Giccone era nominato direttore dell'Istruzione Pubblica. Ma già il decreto dittatoriale del 14 settembre, col quale ai promulgava lo Statuto sardo quale legge fondamentale dell'Italia meri­dionale, era così controfirmato: I Ministri Segretari di Stato: Pel Dipartim. di Pobbl. Istruz. Direttore Antonio Ciccone Pel Dipartim. di Grazia e Giustizia Giuseppe PiaoneUi Pel Dipartim. di Guerra Enrico Cosenz - Pei Dipartim. di Polizia Rof-faele Conforti. - Pel Dipartim. dei Lavori Pubblici March. Rodolfo a*Afflitto Pel Dipartim. delle Finanze Antonio Scialoja Il Ministro dell'Interno Liborio Romano. Alla data di questa lettera 15 settembre questi sono dunque da considerarsi -i ministri della Dittatura ai quali il Poerio intendeva riferirsi. Con decreto del 27 set­tembre furono poi accettate le dimissioni di Romano, Pisanelli, Scialoja, d'Afflitto, Ciccone sostituiti da Conforti, Giura, Scura, Anguissola, De Sanctis.
i) Evidentemente allude al noto messaggio di Garibaldi al Popolo di Palermo dove si inveisce appunto contro i miserabili che parlano di annessione e contro i codardi che erano nascosti.
2) G. B. Bottero (1822-1897), il noto direttore della Gazzetta del Popolo che suc­cesse a Cavour nel 1 Collegio di Torino, ebe prima del passaggio dello Stretto aveva recato mezzo milione a Garibaldi (vedi Gazzetta del Popolo, 1 gennaio 1861) e del quale ha scritto la biografia Ermanno Amicacei (Soc, Editr. Torinese, 1935).
3) Adele Nisco, la coraggiosa donna alla quale i patriottt avevano offerto fiori per l'ardita dimostrazione da lei consentita il 13 maggio 1848 dal suo palco al Teatro San Carlo (Ricordi di Nicola Niseo, p, 23), e che era stata cosi fieramente di conforto e di