Rassegna storica del Risorgimento
POERIO CARLO
anno
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1943
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pagina
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501
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Mentre un regno finiva, ecc. 501
chela lettera del Saluzzo era stata fetta leggere dal Solaroli al Re ed al Cavour ci mostra come per l'azione nel Mezzogiorno fossero mantenuti stretti i contatti tra Corte, Governo ed Emigrazione.
Ed ecco, senz'altro, la rude lettera del Poerio:
riserbatissima
Tonno 27 Settembre 1860
Miei carissimi G. Saluzzo e G. de Simone,
Scrivo ad entrambi per non ripetere le stesse cose. E prima di tutto ho letto la tua lettera, mio caro Gioacchino, diretta al Generale, e lodo grandemente il tuo nobile rifiuto; *) se non che bisognerebbe trovar modo di fare affidare a persona degna e sicura la custodia di cose di tanto valore. Ti ringrazio poi. mio caro de Simone, non solo della tua lettera, ma delle tue importanti corrispondenze pe* giornali. Eccovi la situazione.
Qui Fimmensa maggiorità deplora l'accecamento di Garibaldi che si lascia aggirare da' nostri e suoi nemici, i quali per loro segreti fini, sfidando a* nostri danni tutta Europa, cogliono constringere Vltalia a gettarsi perdutamente nella via della perpetua rivoluzione, e quindi della Dittatura morale del Profeta dell'Idea, e della repubblica rossa ed universale. Egli non vede, ed intanto diviene lo strumento inconsapevole di chi nel fondo dell'anima cordialmente nutre contro lui un segreto livore, poiché dal primo posto si vede disceso a' secondi onori. Il Parlamento, espressione viva della nazione, non permetterà mai che le libertà costituzionali ed i diritti inerènti a ciascun potere detto Stato, siano manomessi, calpestati e derisi, e darà appoggio pienissimo alla politica italiana del Ministero. La guerra mossa ad un tempo contro il Ministero, l'immensa maggiorità della Camera e la regia prerogativa, è una insensatezza che non ha nome. H Re ne è indignato, e se qualche nube esisteva tra lui ed il Conte di Cavour, ora è dispersa. Egli ha detto che piuttosto che sottostare ad una tale umiliazione, rinunzierebbe la Corona. Egli non ha bisogno né del consenso né del pietoso appoggio di Mazzini per regnare costituzionalmente. Ha per se la nazione che lo ha sollevato sullo scudo, e lo ha proclamato primo {ma non ultimo) Re d'Italia; ed il Pallavicini ha dovuto convincersi della ferma risoluzione del Re.
Ad onor del Rattazzi, ch'era stato vezzeggiato in tutt'i modi per unirsi nella ignobile guerra, debbo dire che ha offerto spontaneamente e lealmente il suo appoggio al Mini' stero, e credo che nella Camera non vi saranno venti voti che appoggeranno il tribuno da taverna che si chiama Guerrazzi. Ecco, a quél che pare, U disegno del Governo. Il Re Lornan l'altro si reca in Bologna, e di là passerà nell'Umbria e nelle Marche, tostoché i popoli avranno espresso i loro voti. Intanto, non appena sarà caduta Ancona (e si spera che avvenga negli otto giorni) l'esercito italiano procederà innanzi, e laddove il Papa e quindi i Francesi abbandoneranno Roma, 2) occuperà la città etema.
La prossima vicinanza del Re e del suo esercito, l'influenza che queste vittori esercitano sugli animi, il prepotente bisogno di consociarsi alla parte già costituita della
lì Doveva trattarsi della sovrintendenza dei Reali Palazzi che, poi, come ho già accennato il Prìncipe di Lcquile accettò dal Pallavicino, per desiderio del Re comunicatogli il 26 settembre dal Solaroli.
a) circa le intenzioni del Papa di lasciare Roma dr. il mio studio Roma nel 1860 alle pp. 87 e scgg. dell'estratto dei fascicoli I-I li dello Rassegna Storica del Risorgimento Italiano anno XXIV (1937) e in modo particolare i due dispacci proprio del 26 e 28 settembre del Ministro di Spagna.