Rassegna storica del Risorgimento
POERIO CARLO
anno
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1943
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pagina
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506
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Libri e periodici
vita pubblica* solidificato da secoli di vassallaggio austroIspano, dall'età in cui. ridotto, come dicevano, il Reame a provincia . nessun'altra concreta esperienza di governo restava ai nativi mori della pratica amministrativa e giudiziaria.
Assai significativo, in questo senso, il fatto che Giacomo Savarese, decimando in lai le speranze di impossibili ritorni al passato, straniato, per sua confessione, dal viver presente, s.i sia messo a tracciare il nostalgico profilo della vita e de! l'opera di Giuseppe Zurlo, che Aldo Romano ha dissepolto e tradotto dall'originario testo francese, e che, nella mente dell*A., rappresento il disegno del perfetto nomo di Stato, quale egli concepiva e ammirava nella prima ardente giovinezza.
Questa versione, già apparsa nei numeri dal 21 al 30 dell'anno II di Omnibus (21 maggio23 luglio 1938), torna ora, per i tipi assai eleganti dell'Einaudi, alla luce; arricchita di minute, preziose ed esatte note dello stesso traduttore. Segno, la ristampa, del simpatico interesse del gran pubblico leggente per uno scritto pieno di fascino letterario e di sentimento, che va assunto non come fonte storica per l'accertamento erudito dei fatti nel che appare, come è neccessario di ricordi qua e là fallace ma quale rivelazione di stato d'animo di una società sul tramonto, e del l'educazione attraverso la quale essa è giunta alla politica teorica e attiva.
Non possiamo accettare l'opinione del Romano, che vuole identificati questi ricordi in un diario, forse perduto, del Savarese, rammemorato dal Persico, e nel quale avrebbero dovuto apparire i più segnalati avvenimenti dal 1848 in poi. Meglio forse pensare, come fa il nostro in tesi subordinata, al limitarsi di un primitivo disegno, vagheggiato dal Savarese, del quadro storico della società napoletana dai tempi di Ferdinando I alla fine della dinastia borbonica. Ma il luogo, se non temporale, ideale più certo di questo scritto troviamo in un'analisi discreta del pensiero del Savarese nella sua incessante evoluzione.
Questa evoluzione appare già abbastanza precisa dall'amoroso studio, che vi dedicò il compianto Antonio Anzilotti. In un primo tempo, un interesse, più da riformatore e filantropo, che non da liberale, per le nuove istituzioni scolastiche, le idee pedagogiche degli amici toscani, i concreti aspetti dell'economia rurale. E, proprio nel toccar di quest'ultima, non certo con il puro intento dello studioso, il sorgere, nel Savarese, del problema della consentaneità di forme e di istituti all'ambiente, del valore, da lui esagerato, del processo storico della loro formazione. Uno storicismo, quindi, tutt'altro che vichiano, e che diremmo rovesciato, in quanto ha l'occhio più che al vivo moto di sviluppo, onde la storia è storia, alla subordinazione del fatto presente ai gradi e momenti che l'hanno temporalmente preceduto. Comunque, anche in questo tempo, non trovi nel pensiero del Savarese una schietta opposizione al regime, l'esigenza di un travaglio costituzionale. Contrasti, e, forse, più, amarezze non gli mancarono da parte del sospettoso Governo borbonico; ma furono, a conti fatti, resistenza di atavica inerzia, talora soltanto gare di uomini gelosi del potere ad essi affidato. Nulla, insomma, di così grave che autorizzasse una rivolta. Un placido svolgimento di riforme d'iniziativa più privata che pubblica, questo si attendeva il Savarese; e, tutt al più, avrebbe desiderata una più rapida movenza in quella placidezza. Scontento, come il fratello Roberto e altri del suo grappo, e quanti altri in Napoli e fuori? di quelle che, dopo il 1860, parvero novità piemontesi, o almeno settentrionali, tardò a dare una giustificazione teorica al suo disagio sino al 1877, quando pubblicò Le dottrine politiche nel secolo XIX e l'ordine naturale delle società civili, primo scrìtto venato d'influenze vicinane. Il ritardo, enorme, di questa giustificazione non sfuggì anche ali Anzilotti, che pure si acconciò e magari con qualche fondamento a vedervi il riflesso di più antiche idee. Ma, a conti fatti, queste antiche idee sono quelle dell'età napoleonica, con la famosa formula escogitata da Siéyòs, sono l'esaltazione del rivolgimento illuministico della mentalità europea, il ripudio del profondo significato etico della rivoluzione romantica. Non un volgare ritorno al passato, d il soffermarsi in un epoca, in un momento, caro all'anima, perchè ò quello della prima educazione, di un tempo
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