Rassegna storica del Risorgimento

PICILLI GIUSEPPE ; CARBONERIA ; STATO PONTIFICIO
anno <1944>   pagina <139>
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Un sacerdote carbonaro e cospiratore: Giuseppe Picilli 139
In tuia prima riunione, avvenuta in una osterìa fuori Porta Gavalleggerì, il sacerdote conferì all'impunito il grado di Maestro, al Ceccarelli e ad altri, aggregò alla setta il Leonbruno e decisero di riunirsi nuovamente nella vigna del Giovannangeli, fuori Porta S. Giovanni.
Radunatisi circa otto soci, il Picilli si pose al collo la fascia di Gran Maestro car­bonico e dopo aver fatto sedere intorno al tavolino [l'impunito, (il Ceccarelli, il Leon-bruno e altri soci, già graduati in carboneria, procede alla formale creazione della vendita alla quale diede il nome, provvisoriamente, [di Sannio Risorto preso dalla provincia in cui era nato, giacche si sarebbe chiamato Roma Risorta quando l'impunito ne avrebbe preso le redini. Fece leggere e dispensare ai congregati il Cate­chismo Carbonico.
Conferì all'impunito il grado di primo Maestro assistente, al Ceccarelli di secondo assistente, al Leonbruno di Maestro delle cerimonie ad altro degli astanti di Maestro Terribile e confermò il D'Agostini, regnicolo e maestro carbonico nel suo grado e quindi aggregò, con tutte le formalità, in carboneria, il vignarcio Benedetto Giovannangeli e Angelo Passim, materassaio e civico (compreso nel gruppo degli arrestati in flagrante). Terminò con una allocuzione del Picilli ai vecchi e nuovi settari, nella quale, in sostanza, li animò ad essere fedeli alla carboneria ed essere pronti ad ogni colpo di mano, che si potesse fare contro il Governo per procurarsi un sistema repubblicano, scopo della setta, i) e agli ordini analoghi che da un momento all'altro potessero venire, senza precisare da dove.
Circa venti giorni dopo, di nuovo si riunirono nella vigna del Giovannangeli, dove vennero aggregati il Vernati e il Bombardini. Fu, intanto, incaricato l'impunito di trovare altro locale, ma non vi riuscì fino al febbraio del corrente anno, in cui prese in affitto il giardino alla Longara. In questo intervallo di tempo, esegui, il Picilli, varie recezioni in casa propria e fra gli altri aggregò il Vincenzo Silvio, dell'Isola d'Elba (nel mese di dicembre) e il Cortesi Nicola (nel mese di febbraio), ambedue, poi, arre­stati nel medesimo giardino. Al Palazzo Lateranense, del quale aveva le chiavi il Cortesi, che vi lavorava come muratore, avvenne una nuova riunione della vendita. In essa intervenne il prete, il Leonbruno, il Silvio, e il Bombardini e prestarono giu­ramento il Cortesi e il Grossi.
Quando la nuova sede fu definitivamente fissata, in una quarta riunione fu aggregato Antonio Piccardi e il De Caesaris, antichi settari.
Le formalità per l'aggregazione o la regolarizzazione dei nuovi adepti, che tro­viamo nel manoscritto, come usati dal Gran Maestro non differiscono molto dalle cerimonie e dai giuramenti, che ci descrive D. Spadoni,2) pur avendo il cerimoniale alquanto semplificato.
Anche assai interessante è una poesia, che nel processo fu uno dei capi d'accusa. Essa allude alle parole carboniche chiamate di passo e sacre e fu trovata in casa di due conquisili, Vincenzo Silvio e Pellino De Agosthris, assieme ai catechi­smi carbonici. Il sacerdote asserì di avere imparato quella canzono in Napoli,
i) Vedi anche la pagina 67-t e la pagina 93 del processo, dove le confessioni di Angelo Passini e di Filippo Gnocchi, confermano gli scopi della setta, già rivelati dall'impunito Roti.
2) D. SPADONI, Sette, ecc. cit,